Step 3,5

9.28: incontro Sara all’ingresso dell’ospedale, io arrivo dal lavoro, lei da casa.

Sala d’aspetto, di nuovo il nostro numero, di nuovo mal di pancia prima, durante e dopo.

La dottoressa mi chiede se ho il ciclo, le dico che no, che il primo giorno era stato il giorno dell’ultima visita. Sembra che tutto vada bene, ma non è di molte parole, sembra quasi si sia dimenticata la ragione per cui mi ha fissato quella visita (la tuba destra ostruita).

Mi chiede se ho già preso appuntamento per vedere i risultati degli esami del sangue di Sara, io le dico che no, non ancora, che li ha fatti venerdì.

Bene, tenetevi forte: il primo appuntamento disponibile è il 21 settembre…E dal momento che quel giorno non saremo a Barcelona…

Prossimo appuntamento: 28 settembre, ore 11.

Le attese sono logoranti, ma non possiamo farci nulla: nel frattempo spero che il nuovo lavoro di Sara allo studio inizi a girare, che tutto inizi ad acquisire solidità.

Io da oggi ho cambiato orario: iniziando prima finirò alle 4.30 e alle 3.30 al venerdì. Inizierò ad occuparmi io della cena, riprenderò a cucinare.

Sono già sul bus verso il lavoro, con la solita inquietudine appiccicata addosso.

Fine settembre…altri mesi di attesa, solo per vedere dei risultati di esami del sangue…E poi ci saranno nuove attese ancora e ancora…Sembra tutto studiato per fiaccare gli impazienti, come me. Ma no, non ce la faranno.

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Step 3

Per mano lungo tutto il tragitto, la sala d’aspetto non aveva due sedie libere una accanto all’altra, mantengo il contatto visivo…Un filo che attraversa la sala d’aspetto.

Mal di pancia che mi accompagna ogni volta che il nervosismo scuote le interiora.

Mezz’ora e il mio numero appare sullo schermo.

Apro piano la porta, ci sediamo.

Già la scorsa volta avevo notato quanto l’approccio della dottoressa fosse impersonale e fastidiosamente scostante e, al contrario, l’infermiera fosse assolutamente amabile. L’importante però è che faccia il suo lavoro correttamente, e di questo non posso affatto lamentarmi.

Attendo il responso con il cuore in gola…”Tutti i valori sembrano in ordine”, dice, “Vedo che una delle due tube è risultata ostruita, potrebbe essere stato uno spasmo, ma è meglio controllare; facciamo anche degli esami del sangue alla sua compagna”.

Quindi altri esami…lunedì prossimo l’ecografia, questo venerdì Sara farà il prelievo e poi vedremo cosa succede.

Altre attese, ma noi abbiamo tutta la pazienza necessaria.

Piccole torture periodiche

Spiacevoli eredità familiari hanno obbligato me e mio fratello a periodici controlli medici: esami che, normalmente, si iniziano ad affrontare al compimento dei 50 anni, sono diventati nostra routine ai 30.
Questa sarà la mia terza volta.

30. Piccola rimozione di un polipo maligno.

31. Tutto ok.

34.
Sono al terzo giorno di preparazione per la colonscopia. Ho una fame che azzannerrei le coscette secche di Sara ogni volta che mi passa sotto il naso. Eliminando frutta e verdura di cui mi nutro quotidianamente, non mangiando carne, e quasi mai pesce rimane ben poco che mi sia permesso ingerire in queste calde giornate estive: riso, uova, patate bollite, pane bianco.
Bevo acqua per cercare di tappare la voragine e cerco di non fare troppo la lagna, che in fondo dopodomani sarà tutto finito o quasi.

L’esame è martedì e domani sera inizierà la parte tosta: dopo una giornata di dieta liquida, ingerire la schifosissima preparazione pre-esame (2 litri in 2 ore). Poi, se va bene, 4-5 ore di sonno e tutto da capo al mattino alle 6.30 prima di avviarmi verso l’ospedale. Sedazione, esame e soliti 2 giorni di dolori. Mi stanca il solo pensiero. Ma, ribadisco, c’è di molto molto peggio.

Il regalo che mi ha fatto questo esame è stato importantissimo: in collegamento Skype con mia mamma, ha chiesto di poter parlare con Sara per la prima volta…lei era discretamente imbarazzata ed entrambe siamo rimaste di stucco. Voleva premurarsi di dirle di aggiornarla su come andrà l’esame e di starmi accanto, che sarò uno straccio per un po’.
Un piccolo miracolo che mi ha fatto immediatamente pensare come tutto il male non venga davvero per nuocere.

Spero che, alla fine, il responso sia buono e di potermi sentir dire, finalmente, quella stupenda frase che ancora non ho mai sentito fino ad ora: “Ci rivediamo tra 5 anni”.

Sarebbe un’altra splendida ricompensa.