Pausa

Finalmente le conseguenze dell’ultimo esame sono quasi del tutto passate: il sanguinamento quasi terminato, i dolori ormai sporadici e il gonfiore diminuito notevolmente.

Oggi, mentre Sara era fuori ho trascritto brevemente la traduzione della lettera della genetista, che dovrò poi inviare ai miei genitori e che servirà per bacchettare i medici dell’ospedale di Genova in cui avevano operato mio padre nella seconda metà degli anni ’90: ci serve un campione in paraffina e lo avremo, in un modo o nell’altro, malgrado loro.

Il viaggio è solo all’inizio. La prima persona tramite cui sono passata, la levatrice, da cui tutto è partito, mi disse come prima cosa “Sarà dura, sarà difficile e dovrai essere forte”.

Lo sono e lo sarò.

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Di lettere e Famiglie Arcobaleno.

Francesca Pardi, mamma orgogliosa e fondatrice della Casa Editrice Lo Stampatello ha scritto una illuminante lettera indirizzata al Papa.
Pratica, realista e strabordante di quell’amore e orgoglio che ogni mamma dovrebbe sentire.
La riporto qui di seguito perchè oltre a sperare che arrivi a destinazione, mi auguro di riuscire a contribuire almeno un pochino alla sua diffusione.

“Caro Papa Francesco,
Le scrivo per due ragioni: la prima è che Lei è la più alta autorità della Religione Cattolica, a cui fanno riferimento molti politici insieme a milioni di cittadini italiani, la seconda è che penso che Lei sia una brava persona.
Ho 48 anni, 4 figli, sono mamma da 11 anni, innamorata da 20 della stessa persona con cui ho costruito la nostra famiglia, e omosessuale da 30. Io e Maria ci siamo sposate in Spagna l’anno scorso.
I nostri bambini, una femmina e tre maschi, sono nati con l’aiuto dell’inseminazione eterologa all’estero.
Viviamo serenamente nel nostro contesto sociale, bene inserite nella comunità e nelle scuole coi nostri figli, e vediamo in tv, sui giornali o sul web – anche in Italia, come in tutta Europa – il segno di una crescente capacità di accogliere le famiglie come la nostra in seno alla società in cui vivono.
Ma succede ancora spesso che si alzino voci da ambienti intolleranti che ci trattano con disprezzo o peggio ci insultano, insieme ai nostri figli – a volte con odio, altre col sorriso. Sono persone che quasi sempre impugnano il vessillo della Religione Cattolica e sostengono che noi non facciamo parte del disegno divino; essi si sentono fortemente legittimati dalle posizioni politiche assunte dalla Chiesa.
Siamo state paragonate alle più orrende situazioni di degrado famigliare, sono state lanciate maledizioni sui nostri figli prevedendo per loro infelicità certa, come una strega cattiva che si affaccia sulla loro culla.
Senza che mai facessimo nulla, siamo state accusate di tutto, in nome di un ordine naturale che violeremmo, ma quante defezioni a quest’ordine naturale vengono serenamente accettate ogni giorno dagli esseri umani che volano in aereo, si curano e lavorano con un computer?
Con tutta sincerità posso raccontarle quanto il nostro nucleo famigliare incarni i valori della famiglia, del sostegno reciproco, della dedizione ai figli, della fedeltà coniugale. La invito a venirci a trovare per verificare di persona.
Conosco la Religione Cattolica come una dottrina guidata da un messaggio evangelico di accoglienza e amore, così mi hanno insegnato a catechismo quand’ero piccola.
Io non credo in Dio, non per principio ma perché – come il catechismo insegna – la fede non è una scelta, o c’è o non c’è (un po’ come l’omosessualità). Ma rispetto chi ci crede, e festeggio il Natale coi miei figli perché mi piace la storia di quel bambino buono più di tutti gli altri venuto per salvare il mondo. Anche Lei pensa che sono le persone come me, mia moglie e i miei figli, frutto del nostro amore, ciò da cui il mondo va salvato?
Se non lo pensa, dica qualcosa a chi non vuole darci dignità di esistere così come siamo, a chi ci vuole fuori dal disegno di Dio.
Se davvero Dio esiste, se è la vita che ci comprende tutti, sono certa che ha un posto nel mondo anche per noi e per i nostri figli, nuove famiglie di un mondo che cambia ma deve restare un mondo buono. Meglio accettare un cambiamento e ritrovarvi i valori di un tempo, o rifiutare questo cambiamento, e in nome di quei valori – tradendoli tutti – cercare di cancellare le nostre vite, che sono strutturate, belle, reali, sane?
Venga a trovarci alla festa delle Famiglie Arcobaleno a Firenze il 4 Maggio, parli con noi, ci guardi: non ci meritiamo di essere cancellati né dalla religione né dalle leggi, siamo il frutto di questa vita, e la vita è bella, anche per noi.
PorgendoLe i miei saluti sinceri.
Francesca Pardi”

E non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

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Saturno contro.

Ho tagliato i ponti con lei. Non tolleravo di ascoltare i racconti della loro felicità. Non tolleravo di omettere i racconti della loro felicità.
Troppa rabbia e dolore e tristezza, troppa per poter essere certa che mi avesse davvero detto tutta la verità. Troppa per non avere più di un sospetto che mi stesse spudoratamente mentendo.

Ormai era andata così e io dovevo trovare il modo di tutelarmi. E l’ho fatto.
Ci sarà tempo, forse, per rimettere assieme i cocci. Ma non ora e non per un bel po’, ancora.

Gli ho scritto.
Ho riletto quelle righe tanto da saperle quasi a memoria.
E’ lì, la lettera, pronta ad essere inviata.
Sto aspettando. Aspettando che sia lontano, che non sia più fra le sue braccia, che siano finalmente divisi.

Io non gioco mai sporco.
E avrei potuto farlo in mille modi.
E invece ho masticato a lungo, ingoiato il mio dolore e abbandonato il campo senza colpo ferire (quella ragazzina neanche si immagina la fortuna che ha avuto. Mi dovrebbe dire solo grazie).

Altre cattive notizie random.
Erano proprio giorni di pianeti minacciosi in opposizione.

E. sta già tornando: il suo corpo, minato dalla malattia, non riuscirebbe a reggere i ritmi che sarebbe tenuta a sostenere là.
E allora io qui, a ripensare a tutti i miei progetti: è ancora quella la mia meta? voglio affrontare tutto, di nuovo, da sola?
Poi ho aperto il sito dell’Università, ho visto le foto di quello che desidero diventare e mi son detta sì.
Sarà solo tutto molto più duro, ma per me le cose non sono mai andate lisce, ho sempre dovuto lottare con le unghie e con i denti per ottenere quel che volevo, quindi, tutto sommato, ci sono abituata.

In casa l’aria è diventata via via più irrespirabile.
Anche dopo le mie spiegazioni, troppo difficili, troppo “diverse” dal loro piccolo mondo, evidentemente, da poter digerire.
E io mi sento sempre più in una trappola di cristallo, guardata attraverso il vetro come un animaletto strano e incomprensibile, con dita curiose che picchiettano per capire se ancora posso respirare e muovermi.

In più 3 persone da metter d’accordo, in meno di una settimana, per poter mettere la parola fine al mio ultimo progetto.
Ieri stavo per vomitare la mia tensione e il mio disappunto…e invece testa bassa, poche ore di sonno e di nuovo giù, immersa, fino a che i “forse” non verranno sotituiti da assensi.

La mia cara amica L., che da troppo non vedo, mi informa che da oggi non abbiamo più saturno contro.
Un raggio di sole mi sta colpendo il viso.
Sorrido.
Mi sento già più leggera.