Ieri 37enne, oggi il vero regalo

Ieri ho festeggiato i miei primi 37 anni.
Non smetto di dirlo: sono davvero felice della mia età, della mia consapevolezza, dei miei difetti che ora conosco a menadito (e provo ancora a limare) e anche di ciò che di me non cambierei.

Tanti abbracci, tanti messaggi da persone eccezionali, tanto affetto che mi ha investito come un’onda calda e potente.

Poi alla sera a cena fuori con Sara, sperimentare un nuovo ristorante vegetariano/vegano vicino a casa, mangiare troppo e subirne le conseguenze immediate.

E poi oggi, a mezzogiorno di nuovo in Ospedale, con Sara arrivata appena in tempo, dato che il traffico aveva bloccato l’autobus su cui viaggiava.
La dottoressa che mi fa sdraiare e da lì tutto dura davvero poco. Sara mi raggiunge mentre rimango sdraiata, ci teniamo per mano per un po’ e poi, altre medicine da prendere nei prossimi giorni e via, fuori, al sole, proprio di fronte al mare.
Saltare l’autobus, tornare al lavoro e riprendere la giornata come se nulla fosse.

Ed è stato un regalo. E lo sarà a prescindere dal risultato. Perchè dopo il 2008 pensavo che non avrei più voluto o potuto pensare ad un figlio. Invece eccomi qui ad attendere, con tranquillità, di vedere cosa accadrà fra un paio di settimane.
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Sempre più vicine

Così vicine che la tensione inizia a farsi sentire.

Mercoledì e venerdì sono tornata in Ospedale.
Ogni sera dallo scorso sabato ho fatto le iniezioni come prescrittomi dalla dottoressa che, durante le due visite di controllo, con una ecografia ha verificato che tutto procedesse come sperato.

Tuba sinistra, quella buona. Ok, ottima notizia.
E ora?

Altre iniezioni, 2 altri prodotti che ho ordinato e acquistato in farmacia da utilizzare domenica e lunedì notte.
E mercoledì a mezzogiorno sarò di nuovo in Ospedale per il nostro primo tentativo.

Provo a non pensarci troppo perchè tutto diventerebbe più strano di quanto non lo sia già, ma ormai siamo davvero a un passo…

Mandateci tutti i vostri pensieri positivi perchè mercoledì la nostra vita potrebbe cambiare.

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Step 3,5

9.28: incontro Sara all’ingresso dell’ospedale, io arrivo dal lavoro, lei da casa.

Sala d’aspetto, di nuovo il nostro numero, di nuovo mal di pancia prima, durante e dopo.

La dottoressa mi chiede se ho il ciclo, le dico che no, che il primo giorno era stato il giorno dell’ultima visita. Sembra che tutto vada bene, ma non è di molte parole, sembra quasi si sia dimenticata la ragione per cui mi ha fissato quella visita (la tuba destra ostruita).

Mi chiede se ho già preso appuntamento per vedere i risultati degli esami del sangue di Sara, io le dico che no, non ancora, che li ha fatti venerdì.

Bene, tenetevi forte: il primo appuntamento disponibile è il 21 settembre…E dal momento che quel giorno non saremo a Barcelona…

Prossimo appuntamento: 28 settembre, ore 11.

Le attese sono logoranti, ma non possiamo farci nulla: nel frattempo spero che il nuovo lavoro di Sara allo studio inizi a girare, che tutto inizi ad acquisire solidità.

Io da oggi ho cambiato orario: iniziando prima finirò alle 4.30 e alle 3.30 al venerdì. Inizierò ad occuparmi io della cena, riprenderò a cucinare.

Sono già sul bus verso il lavoro, con la solita inquietudine appiccicata addosso.

Fine settembre…altri mesi di attesa, solo per vedere dei risultati di esami del sangue…E poi ci saranno nuove attese ancora e ancora…Sembra tutto studiato per fiaccare gli impazienti, come me. Ma no, non ce la faranno.

Sogni di gloria di una pantofolaia

Volevamo andare a Torino, andare a ballare in Piazza, fare l’alba…
Poi ci siamo ricordate dei troppi km da fare, delle strade ghiacciate, del fffreddo glaciale e del fatto che siamo due nonne.

Quindi andremo mangiare al ristorante giapponese del paesello con un paio di amici, e dove la mia scelta alimentare sarà limitatissima (da quando cerco di seguire una dieta il più possibile vegana, andare fuori a cena è spesso complicato) e a seguire vino a fiumi.

Propositi per il 2017, in ordine sparso?

– Tornare a scrivere con una certa costanza

– Continuare a tenermi in forma in casa come ho fatto negli ultimi due mesi, senza farmi prendere dalla pigrizia (e dalla ciccia accumulata in questi ultimi giorni di nullafacenza e cibo non stop). E nello stesso tempo tentare di mantenere un rapporto di civiltà, quantomeno, con il cibo

– Continuare a vivere con la gioia che fino ad ora non ci ha mai abbandonato il rapporto con Sara: rinnovarlo e riuscire a dedicarci più tempo di qualità, e non quello sfinito a margine di lunghe giornate di lavoro

– Mostrare le mie potenzialità con la determinazione che mai mi abbandona

– Continuare a costruire i miei/nostri sogni, un piccolo mattone alla volta – su questo punto mi soffermeró più a lungo nei mesi a venire

– Spronare Sara e darle il mio appoggio costante nel suo percorso professionale: è una strada lunga e accidentata, e ha bisogno di una alleata più che mai e non di un altro giudice severo, come invece troppo spesso sono

– Mantenere ottimi i rapporti con la mia famiglia e non smettere mai di dar loro spunti di riflessione. Ma anche piantarla di pretendere comprensione, ed invece darne di più. Godermi il loro amore, e far loro sentire il mio

– Esserci per le poche persone a cui tengo davvero

– Mantenere stretta la positività e il sorriso, anche quando è uno sforzo e un lavoro farlo

– Cercare di dare una scossa alla nostra vita sociale, nonostante siano più spesso le nostre limitate risorse economiche ad avere un ruolo in questo

– Continuare ad amare la mia vita.

Wow. Decisamente tanta roba. Occhio sull’obiettivo: si comincia…

Il vino, i pensieri

Tardo pranzo, merenda abbondante o cena anticipata, non so. Fatto sta che siamo uscite a festeggiare sull’onda dell’entusiasmo la settimana di prova (e, ci tengo a sottolinearlo, pagata) che inizierà Sara domani in un negozio qui in centro.
E’ solo un piccolo passo, ma decisamente più di quanto è arrivato fino ad oggi e meritava quindi un’uscita, anche se decisamente fuori programma e fuori budget.

Abbiamo bevuto un vino fresco e, come sempre, fino al secondo bicchiere mi ha inondato di una allegria trascinante, dal terzo in poi il vento delle riflessioni, dei dubbi insidiosi e delle tristezze ha iniziato a soffiare.
So essere pragmatica anche da brilla e ho ascoltato replicato e dubitato cercando di non lasciarmi trascinare troppo in là dalle emozioni amplificate da ciclo e alcohol.
Ci sono riuscita solo a tratti e mi sono poi rifugiata, con la testa pesante e i pensieri meno piacevoli che ruotavano tra una tempia e l’altra rimasti ancora lì, ad aleggiare minacciosi, sopra le lenzuola a godermi l’inaspettato fresco di questa giornata di fine luglio mentre Sara è andata a cantare.

Amicizia, amore, incomprensioni, valutazioni, fiducia, incoerenze i temi del contendere.
Ne ero uscita con qualche perplessità.

Poi è tornata a casa, da me, come sempre. E mentre i vapori dell’alcohol erano pian piano sfumati, sono bastate poche parole, qualche frase imbastita con cura e siamo tornate a cullarci una tra le braccia dell’altra fino a che è arrivata l’ora di dormire.
Il broncio non dura mai troppo a lungo in questa famiglia.

Una risposta alle sentinelle in piedi

Giorni fa sono intervenuta in una conversazione a seguito di un articolo riguardo l’ennesima azione dimostrativa delle famigerate “Sentinelle in piedi” a Milano.
Perchè quando leggo abomini e si affrontano argomenti che mi toccano in prima persona star zitta non rientra nelle mie opzioni:

Queste persone sostengono di agire per “la tutela della famiglia naturale fondata sull’unione tra uomo e donna”.
E come ogni volta che discuto su queste faccendo chiedo (e non ho mai ricevuto una risposta che non comprendesse insulti o ricorso ad una divinità che rispetto, ma che non dovrebbe entrare nelle leggi di uno Stato laico): esattamente, in che modo io e mia moglie minacceremmo la famiglia eterosessuale? sono monogama, non mi incatenerò a nessun altare per impedire il matrimonio di nessuno dei vostri amatissimi figli super-etero. In che modo negare a persone felicemente insieme i loro insindacabili diritti civili tutelerebbe la famiglia costituita da uomo e donna? A meno che ancora crediate che l’omosessualità sia una malattia (come il caro Taormina) dalla quale ci si possa curare per far ulteriormente proliferare la “normo-famiglia”, nel qual caso però, più che consigliarvi una dieta a base di pane e intelligenza e un buon corso di aggiornamento, alzerei davvero le mani (ah, e non temete: anche se l’omosessualità è una variante NATURALE della sessualità, siete comunque una maggioranza che attacca una minoranza, e, se questa fosse la vostra preoccupazione, non temete: la vostra estinzione, in quanto etero, è ben lontana!)
Oppure: queste beneamate “Sentinelle in piedi” sostengono, bontà loro, di difendere la libertà di opinione…ok, fatemi capire, quindi vorreste continuare a poterci dire “Lesbica (come se lesbica fosse un insulto, peraltro)/bisessuale di merda” “Frocio” “Checca” e via dicendo al pari di quanto desiderereste continuare a poter dire “Negro del cazzo” o “Sporco ebreo”, giusto? O vorreste poterci spintonare attaccare, fisicamente/verbalmente/PSICOLOGICAMENTE a vostro piacimento, vero? No, certo, voi non siete nè omofobi, nè razzisti, nè tantomeno violenti…volete solo poter dire che le vostre famiglie sono sacre mentre la mia è di serie B.
Ma, ho una notizia flash per voi: una legge che disincentivi le violenze di ogni tipo sulle persone omosessuali non vi impedirà mai di esprimere un parere contrastante (anche se personalmente lo considero becero) sul concetto di famiglia.
(Chi poi dice che protestate perchè è ridicolo che si debba ricorrere ad una legge per difendere qualcosa che a buon senso si dovrebbe rispettare…prima di tutto…che frangia delle Sentinelle frequenta? No perchè io ho sentito ben altro…secondariamente: d’accordissimo. Peccato che facciamo parte di una minoranza, ancora troppo spesso vessata e che, come è capitato in passato per altri tipi di minoranze, in uno stato come l’Italia, usare il deterrente della pena a norma di legge contro la violenza -dove istruzione e intelligenza non possono più nulla- sia uno dei pochi modi per vederla scemare).
Se faceste la cortesia di smetterla di nascondervi dietro ad un dito, fareste un favore a tutti e per primi a voi stessi.