Step 2

Isterosalpingografia.

Il diazepam serviva a distendere i muscoli, peccato l’attesa infinita e l’effetto ormai svanito.

Dolore inaudito, lamenti che non ho saputo né voluto trattenere.

Poi al lavoro…E adesso finalmente nel letto in attesa che passi tutto.

Il pensiero fisso su di te, per darmi forza.
AGGIORNAMENTO ore 21.17

Il dolore si è fatto intollerabile, Sara accanto, ingurgito un paracetamolo. Inizia a fare effetto. Speriamo duri fino a che prenderò sonno…

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Step 1

Esami del sangue più mirati, in realtà fatti qualche giorno fa.

L’uomo che mi ha fatto il prelievo non ha usato molta cura, spostava l’ago come a dover sintonizzare un’antenna dentro la mia vena.

Oggi mi è tornato in mente, grazie al livido e al braccio ancora gonfio e dolorante.

Stringo i denti e spero sia un passo avanti e non indietro.

Voglia di star bene

E niente.

Mesi di malessere, dolori, ma anche tanta caparbietà per rimanere in piedi e continuare a sorridere e non crollare sul lavoro.

La stanchezza si fa sentire ogni giorno di più e nonostante questo sono qui, alle 2 del mattino, sfinita senza riuscire a chiudere occhio. Non so più che fare…

-2 settimane agli esami.

Insopportabile impotenza

Avevo iniziato un percorso: desideravo contribuire ad alleviare la sofferenza di esseri più elevati dell’uomo sotto tanti punti di vista e più indifesi perché alla sua mercé. Ci ero riuscita. 

Poi mille passi indietro, e ad oggi ogni giorno mi ritrovo a piangere di fronte a troppa sofferenza, egoismo, alle stupide convinzioni  degli essere umani, figlie di diritti acquisiti senza merito.

Sono frastornata, stare a guardare non mi si confà…

E di nuovo, ai blocchi di partenza, rifletto su come poter dare, anche fosse piccolo, il mio contributo.

Due di due

Qualche tempo fa, su Whatsapp, mio fratello in poche parole mi rende nota la novità: il primo luglio del prossimo anno si unisce civilmente con il suo compagno di una vita.
Euforica gli dico quanto sia felice per lui.

Mi informa anche del fatto che ha litigato con nostra madre perchè gli ha detto che loro non saranno presenti. Mi dice che sarebbe stata un’ottima occasione per festeggiare, anche me e Sara, per stare insieme ed essere felici, di nuovo tutti assieme, in famiglia. E l’occasione era già sfumata prima di riuscire a sfiorarla.

La conversazione è andata avanti per un po’. Poi mi sono trovata da sola con i miei pensieri.
E ho pianto.

2014. Con il dovuto anticipo informo mio fratello che sto per sposarmi con Sara e che vorrei dirlo ai miei genitori, ma che i rapporti sono molto tesi e che vorrei un consiglio su come agire.
Mi dice di non essere d’accordo con la mia scelta, mi consiglia di non parlarne con i miei, che non è il momento.
10 febbraio 2014: la mia migliora amica mi è accanto e nessun’altro. Sara è circondata da parte della sua famiglia, che, nonostante le difficoltà economiche, non mancherebbe mai.

2015. Siamo obbligate a ricelebrare in Spagna il nostro legame, su consiglio dell’ufficio del registro di Barcellona.
Informo per tempo mio fratello e informo mia madre. Mio fratello mi dice che gli dispiace, ma che lavora e non potrà esserci. Mia madre mi augura di passare una bella giornata, ma la possibilità che siano presenti non viene da loro neanche contemplata, nè menzionata.
Il 3 luglio 2015 nostri cari amici prendono aerei per essere presenti. Nessun membro della mia famiglia pervenuto.

Asciugo le lacrime. Penso che cercherò di fare la mia parte nel mediare con i miei per mio fratello che, specie quando è arrabbiato, manca totalmente di diplomazia nell’uso delle parole; tenterò di evitare una nuova frattura che in realtà sento già nell’aria.

Gli dico che ho già chiesto le ferie per il prossimo anno, ho informato che c’è il matrimonio di mio fratello e che non posso mancare per nulla al mondo. Lui mi fa vedere le foto della location della festa, mi racconta i dettagli. Io sono felice, possono permetterselo: che abbiano il meglio.

Le nostre fedi si sono rotte due mesi dopo la prima cerimonia. Le avevamo prese da Argos, a Londra, dopo aver cercato in qualche Pawnbroker senza successo.
Quelle che portiamo ora le abbiamo pagate 12 euro l’una, ma sono solo un simbolo, si sa.
Le nostre due giornate, a Londra prima e a Sant Feliu de Guitxols poi sono state magnifiche, non convenzionali e allegre. Ma io, come un’idiota, lo sognavo il vestito bianco…sognavo i miei con il fazzolettino pronto a raccogliere le lacrime di commozione, sognavo di poter organizzare una festa per tutte le persone a cui voglio bene, sognavo qualche bel regalo e un viaggio di nozze.
Ma niente di tutto ciò è mai arrivato.
Nessuno della mia famiglia c’è stato nei miei due giorni più belli. Neanche mio fratello.

Pochi giorni fa ho parlato con mia madre. Mi dice che in realtà a mio fratello ha detto che lei ci sarà, solo mio padre “non se la sente”. Cerco di tenere a bada la fitta che sento al cuore. Lui lo sapeva fin dall’inizio, era più di quello che io avessi mai potuto sperare, perchè non esserne almeno un po’ felice?
Parlo con mio fratello, cerco di convincerlo del fatto che non è giusto prendersela con mia madre, che lei non c’entra nulla, gli chiedo di calmarsi, e solo dopo di provare a parlare con nostro padre.

Spingo in fondo allo stomaco i sentimenti contrastanti che mi assalgono e cerco di essere lucida, di esserci per entrambi.

Poi le comunicazioni si chiudono di nuovo, e i pensieri tornano ad assalirmi…Sarà una festa per tutti, dice mio fratello. Sarebbe bello, farò credere che io possa viverla così, ma no: sarà, come è giusto che sia, la festa di Claudio e Simone, a cui parteciperà nostra madre e tutti loro amici. Non la nostra. Le nostre sono già passate, nessuno di loro se ne è curato e non torneranno mai più.

Due di due, come titolava quel libro di De Carlo. E il dolore che mi squarcia il petto è identico adesso come allora. E non se ne andrà mai.

clouds

 

 

 

Inizi burrascosi

Nuovo anno.
Siamo solo al 6, ma di cose ne sono già successe…

Ho lavorato il 31. Sono uscita dal lavoro piangendo alle 22, ho passato la mezzanotte con il mio amore e care amiche, a rimpinzarci come panzerotti, e ho pianto al lavoro il primo dell’anno (spiegare il perchè trovo sia superfluo).
Poi, per la serie “gli ottimi inizi” ho passato il venerdì notte gridando dal dolore sul divano con Sara che non sapeva più cosa fare e che si è scapicollata per le strade della città per trovare una farmacia di guardia, sono fortunatamente crollata esausta qualche ora dopo e dopo essermi imbottita di medicinali, ripetendo poi il tutto al mattino…

Il sabato pomeriggio pensavo l’allarme fosseVarekai-logo rientrato e ho preso quindi i biglietti per assistere al Cirque du Soleil con Sara che avrebbe compiuto gli anni il 3… e Varekai non ha deluso le aspettative: lo spettacolo è stato davvero sublime. Era la mia terza volta e la prima di Sara che aveva gli occhi che luccicavano dall’emozione, come una bimba…

Ne è valsa davvero la pena, ma già durante la sera le cose non procedevano bene e il giorno dopo sono andata alla ricerca dell’unico ambulatorio aperto di domenica in zona. Dopo 3 ore e mezza, il medico, in maniera sbrigativa, ha rilevato quello che sapevo ancor prima di arrivare lì e mi ha prescritto altri antibiotici. Ho passato le poche ore che restavano con la festeggiata, sentendomi mortificata per non poter essere in forma per il suo grande giorno.

Il mattino dopo, dal mio medico per darmi di baja al lavoro e dopo una visita e una spiegazione più accurata abbiamo capito che la situazione era un po’ più grave di quanto immaginassi.

Oggi è mercoledì, i dolori non sono ancora passati, ma spero che, essendo solo a metà cura, ci sia ancor tutto il tempo…

Lei è qui, al mio fianco, e mi da tutta la forza che in certi istanti sembra mancare.
Non posso smettere di sorridere: mi ha preparato i pancake questa sera e con lei accanto, riesco a mettere tutto il resto in prospettiva: dolore, delusioni, frustrazioni…tutto diventa più sopportabile…

1 passo avanti 100.000 indietro.

Mia madre questa mattina ha tenuto a farmi sapere che dovevo solo accettare, come già le avevo anticipato giorni fa (ma alla cui notizia, in quel momento non aveva prestato evidentemente sufficiente attenzione), l’unico lavoro certo che è comparso all’orizzonte, ovvero la gestione di un Ostello affidato a Sara per i mesi di luglio e agosto in un paesino qui vicino, per far naufragare il suo matrimonio.

E il tutto sapete per che motivo? Perchè proprio quel posto è frequentato dai loro amici, nella stagione estiva, i loro amici cattolici. I loro amici della chiesa. I loro amici che dopo il Capodanno del 2012 hanno pensato bene di evitare di farsi una bella paccata di cazzi loro e mi hanno reso la vita un inferno per settimane.

Ha pianto, mi ha detto che sta notte non ha dormito per scegliere le parole giuste con cui parlarmi (devo dire che la scelta è stata davvero accurata……), mi ha detto che non capisco, che la sto mettendo in una situazione atroce, che, che che…
Alla fine, vedendomi allo stremo delle forze mi ha detto: “Non posso vederti così, fai quello che vuoi. ”
Come se, dopo avermi detto una frase del genere, potessi dimenticarla, potessi semplicemente ignorarla.

Senza di me Sara non potrà accettare il lavoro, perchè non può permettersi di assumere nessuno.
Senza di me non potrà guadagnare quei soldi che ci sono fondamentali per pensare a poter fare qualcosa per noi, passata l’estate.
Senza di me si affossa l’unica fonte sicura di reddito all’orizzonte, da mesi a questa parte.

Io ho inanellato una quantità notevole di crisi isteriche, chiusa in bagno, con i palmi delle mani viola a forza di sbatterli contro il muro per evitare di veder la mia rabbia sfogarsi in altri modi maggiormente autodistruttivi.
Poi mi sono calmata.
Ho scritto a mio fratello e alle persone che mi sono più care cercando un aiuto, conforto. Che è arrivato, dai miei amici, dal mio amore.
Mio fratello invece ha pensato bene di iniziare a elencarmi tutte le mie mancanze e tutte le cose che nella mia vita mi hanno portato ad essere nel casino in cui sono ora, dal suo punto di vista. A quanto fosse evidente che non abbia mai ragionato sulle mie scelte, alla mia incapacità di programmare alcunchè a medio o lungo termine, al mio mostrare alla mia famiglia che sono sempre una bambina in fondo problematica e che non sono mai cresciuta davvero. Mi ha detto di ammettere le mie mancanze. Mi ha detto di non fare la vittima, quando stremata da tutte quelle parole tutt’altro che di conforto non reagivo come per lui avrei dovuto. Poi mi ha detto che non ho dimostrato di fare abbastanza per emanciparmi dalla situazione attuale. Che lui quando non aveva un lavoro ha lavato piatti, distribuito volantini (come se io non avessi mai fatto nulla, o non mi fossi mai trovata a non aver letteralmente da mangiare perchè ero senza soldi nonostante le nottate a fare la cameriera, per non dipendere dai miei, o come se ora non mi sia proposta per qualsiasi, QUALSIASI lavoro possibile).
Mi ha detto che se ho fatto delle scelte mature devo seguirle e se vorrà dire litigare con i miei litigherò.
Già, come se non ci fossi già passata. E soprattutto come se nella mia scelta di vita potessi semplicemente ignorare mia madre che mi piange davanti e quelle fatidiche parole.
“Se vuoi far finire il mio matrimonio…”
Poi mi ha detto che è dalla mia parte e che mi vuole bene.
E meno male che lo so, altrimenti avrei aperto la finestra della mansarda e avrei considerato il da farsi, per come mi sentivo in quel momento.

Mi sono pentita di avergli scritto.
Dopo la sua chiamata stavo un centinaio di volte peggio di prima (e già non ero propriamente un fiore).

Poi Sara è passata col motorino a prendermi e (l’ironia del caso e le diversità di prospettiva…) sono andata a pranzo da sua nonna, che da tempo desiderava avermi a mangiare da lei e con cui abbiamo passato un paio di ore divertenti e piacevoli.
Io ho cercato di ingoiare bene tutto il mio dolore, perchè non volevo mostrare il mio stato d’animo lì, davanti a quella piccola signora così contenta e ai suoi “mangia ancora un po’”, da tipica nonna (siciliana).

Ora sono qui, chiusa in mansarda.
Non so cosa fare.
Non so cosa pensare.
Sono senza fiato.
Talmente esausta che ora come ora non provo neanche più dolore.
Una anestesia generale da cui sono sfuggite solo le dita.