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Addio Chester

Pubblicato 25 luglio 2017 da Chiara's way

Non è la sua ultima intervista.
ma parla di un demone che avevamo in comune.

Ho pianto e sofferto molto da quando ho letto la notizia. Un colpo al cuore forte, squassante.
La sua musica, la sua voce mi hanno scrollato e accompagnato nei momenti più bui della mia esistenza, e in un certo senso lui ha contribuito a salvarmi e ancora oggi continua a farlo.

Ascolto le sue parole di questa intervista e le sento mie. Dette con la lucidità dei momenti buoni, quando non c’è troppo spazio per la mente.

La depressione E’ una malattia. Ed è infingarda.
La depressione rimane silente, ti guarda mentre ti schianti, si nasconde mentre tenti a passi incerti di risollevarti, per poi erompere e schiacciarti al suolo con ancora più potenza.
Io credo non si guarisca mai davvero dalla depressione.

Puoi far tacere il rumore e il caos interiore, anestetizzarti chimicamente.

O puoi continuare la lotta, usare quegli escamotage che i professionisti giusti ti hanno insegnato, e aggrapparti al bello che riesci a racimolare attorno.
Ma il mostro nero rimarrà per sempre in agguato, pronto a riemergere quando la stanchezza di questa lotta senza fine si farà sentire.

Mi hai aiutato, Chester. Hai fatto crescere in me rabbia e voglia di rivincita con la tua musica.
E io non ho potuto e non potrò mai restituirti il favore.

L’impatto sulle vite altrui va al di là della singola esistenza. Le grandi menti, i grandi artisti è così che guadagnano l’eternità, anche quando la malattia li strappa via da questa Terra.

#ripChester
Ti ricorderò con dell’inchiostro sotto pelle. E rimarrai con me finchè mi sarà dato esistere.

Chester

La mia mamma…

Pubblicato 24 maggio 2014 da Chiara's way

…è tornata su, in mansarda da me, per parlare, per consolarmi, per ascoltarmi, per dirmi di cercare di prendere tutto quello che sta succedendo con più leggerezza, perchè non c’è altro modo per ora, che capisce quello che sto passando e che le cose prima o poi andranno come desidero…

Mi ha abbracciato e un po’ del male che ho in mezzo al petto si è sciolto.

Mi ha detto se so quanto bene mi vogliono. Le ho chiesto se sanno quanto bene voglio loro.

Per me rimane inevitabile provare disagio davanti ai silenzi di questa casa.
Ma ora cercherò di calmarmi.

E cercherò di prendere tutto questo con più leggerezza, come lei mi ha detto di fare…

Ogni tanto la mia vecchia compagna, la mia vecchia nemica, la depressione si riaffaccia e tutto dentro di me cospira per farla rifiorire. Ma questa volta non vincerà…Perchè:

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Tunnel. Fine e luce non pervenute.

Pubblicato 12 aprile 2014 da Chiara's way

Settimana difficile.

La ex storica di mia moglie, dopo 8 mesi di graditissimo silenzio stampa in seguito alla feroce discussione con la sottoscritta, si è rifatta sotto chiedendole un incontro.

Sara mi ha chiesto l’assenso. Ovviamente arrivato.

Io desideravo che le urlasse in faccia che mai più le avrebbe permesso di infangarmi senza ragione. Invece non è successo.
Desideravo le dicesse che non voleva mai più avere a che fare con una persona così infida, inaffidabile, scorretta fino al midollo ed egoista. Ma non è andata così.
Hanno passato qualche ora piacevole in compagnia l’una dell’altra mentre io sentivo le budella contorcersi in casa da sola…

Abbiamo litigato per questo, aspramente.
Ho pensato “Non posso mettere la mia vita nelle mani di una persona che non è neanche in grado di difendermi con qualcuno che tante volte ha ferito me oltre che lei -un numero incalcolabile di volte-“, l’ho pensato e ripensato. Poi gliel’ho gridato in faccia. Sono crollata in pezzi, delusa, amareggiata…

Poi mi sono fermata. Ho respirato. Ho deglutito l’orgoglio ferito. Ho parlato per ore dei miei perchè, ho ascoltato per ore i suoi.
Palpebre gonfie, tanto da non vedere quasi più.

Pochi giorni prima avevamo di nuovo litigato per un’altra ragione. Di nuovo avevo masticato amaro e incassato una promessa di cambiare.

Tempeste in paradiso…

Ho voluto che le cose si risolvessero, ho permesso che succedesse, ma nella situazione in cui sono tutto questo mi ha succhiato forze che erano già in esaurimento.

Ora, mentre una delle uniche amiche con cui mi sento regolarmente, la mia attuale migliore amica, è via con il suo ragazzo (è ovvio che da quando è fidanzata ci si veda ancora meno del solito), mentre mio fratello mi chiama da Portofino dove si trova con cane e fidanzato per cercare relax dopo una lunghissima settimana lavorativa e mia moglie passa del tempo con i suoi amici, io sono, come ogni santissimo giorno, seduta qui, da sola, a provare a cercare offerte di lavoro che non ci sono, a cercare di inventarmi cosa fare per poter guadagnare due soldi, ad ascoltare l’eco dei miei pensieri e a sentire le guancia che ogni tanto si inumidisce per una lacrima di passaggio.

Sono esausta.
Sono smarrita.
Mi sento sola.
Mi sono sentita profondamente e più volte ferita in pochi giorni.
E continuo a cercare di innalzare le mie barriere per impedirmi di crollare, di nuovo nel timore, sta volta, di non aver più risorse per rialzarmi.

Fuori la primavera tenta in ogni modo di strapparmi sorrisi. Ti prego, continua a provare…

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Un passato.

Pubblicato 31 agosto 2012 da Chiara's way

Passati.

Ne ho tanti. Tanti davvero. Molti di loro li ho voluti seppellire di presente un po’ perchè il loro significato era sbiadito, un po’ per dar retta chi mi diceva “Basta rabbia, non ha più senso ormai”.

Ma oggi mi è successo di ritrovarmi immersa in uno di loro, uno di quelli ormai remoti ma che mi hanno segnato così a fondo che ho impiegato anni a ultimarne la digestione.

Io e lui.
Io, come spesso mi capita, così accecata dal sentimento da donare da finire per confonderlo con l’amore.
Lui così “tutto”, per me, da togliere il fiato.

Una storia strana la nostra.
Mai accettato davvero nella mia famiglia ha continuato a starmi vicino, scalpitando per quell’astio che non si spiegava e trovando comunque il modo di trarne vantaggi per sè.

Poi la decisione di condividere il nostro quotidiano.

La comunicazione, in casa.
E subito tragedia.

“Sei la più grande delusione della mia vita”, una delle frasi più delicate che le mie orecchie mai avrebbero voluto ascoltare e che invece hanno assorbito, stupite e ferite.

Ma io decisa, fiera della mia coerenza sono sempre andata avanti a testa alta.

E così, senza più nessun aiuto dai miei, a sgobbare fino al mattino per mettere insieme il pranzo con la cena, mentre tu già iniziavi, pensavo io, a disamorarti.

E i pasti saltati, le rinunce, le umiliazioni, i parchi di sera per poter stare con i miei pensieri, per piangere senza testimoni. E intanto i “Come va?””Bene” delle telefonate saltuarie con i miei, così “preoccupati”, ma così rigidi da non vedere il male che mi avevano fatto e continuavano a farmi.

Tutto per lui.

Poi il permesso che scade.
“Mi sposi così posso rimanere?”
Ma perdio. Ti eri sempre giocato egregiamente le tue carte nelle tue notti fuori fino a tardi, nelle tue reiterate menzogne…come così?  Poteva succedere in mille modi…ma così…

“No, così sarebbe assurdo, così non lo voglio”.

E allora arrabbiato ti prepari a tornare a casa mentre già la mia depressione era di nuovo in fase acuta, capace di trascinare nel suo gorgo tutto quanto si avvicinasse, anche te, un tempo incredibile ottimista (o anche quella era una facciata?).

E: “Posso venire con te?”
E il tuo acconsentire, prima poco convinto, poi trascinato nei preparativi un po’ più entusiasta.

Il viaggio, la traversata, sempre soli, sempre noi, mentre a casa mia una piangeva, l’altro beveva e il terzo scuoteva la testa.

E 3 mesi.
Lunghi, così lunghi che potevano essere 3 anni.

Uno dei posti più belli del mondo.
E la mia solitudine.
Pianti senza fine. Il tuo ignorarmi. Il dover dormire sul divano per sentirmi meno squallida.
E il primo attacco di asma della mia vita. E la voglia di morire.

Qualche positività: la spiaggia, la tua famiglia sconclusionata e il bene che mi ha voluto, la lingua imparata, i pochi ma incredibili viaggi in quella meravigliosa terra, l’isola magica in cui mi avevi portato, la capoeira, le nottate per le strade deserte coi pattini, il cibo squisito, le persone sorridenti, la voglia di vivere di un popolo, il pacco di Natale dai miei, che con la lontananza, avevano deciso di poter tornare ad intenerirsi…
Tante piccole schegge che non dimenticherò mai.

Ma un solo grande dolore che niente avrebbe potuto lenire, a causa tua, assente per me da troppo.

Il tempo del mio ritorno, per regolarizzarmi, per la burocrazia, in teoria per poi volare di nuovo da te.
E la nostra passeggiata, dopo cena, e il tuo “In fondo, credo di non averti mai amato”.

E io, che comunque non sarei tornata, con l’orgoglio definitivamente trafitto. Con così poco fiato in corpo da non riuscire più neanche a piangere.

E l’aeroporto. Le tue lacrime(perchè?) e le mie lacrime che ad una ad una si aggrappavano a quell’essenza del tuo io che mi aveva sconvolto la vita, ma che ormai non riuscivo più a vedere neanche in fondo ai tuoi occhi.

E la mia piccola amica pelosa al mio arrivo che mi ha fatto dimenticare ogni angoscia, per più di qualche attimo e la mia famiglia così di nuovo aperta e accogliente verso di me, solamente ora che ero sola e ferita e distrutta.

E per lungo tempo poi nella mente solo i tradimenti, le bugie, le solitudini, il tuo sfruttarmi e gettarmi…E rabbia, tanta rabbia, a volte troppa rabbia.

E poi, quando recuperavo fiducia in me stessa di nuovo tu. Sul mio posto di lavoro. Inaspettato, come sempre.
“Credo di essermi innamorato per la prima volta nella mia vita” piangendo. E io di nuovo senza parole. Per la totale mancanza di qualsivoglia sensibilità, di affetto, di cura per me.

E ancora contatti saltuari dove io risultavo sempre troppo tollerante, tu sempre troppo “Eu, eu, eu”.

E ad un certo punto, con la mia rabbia in crescendo puf! scomparso.
Niente più risposte alle mie email (certo di sollecito per i numerosi debiti e buchi che avevi lasciato dietro di te, e non di cortesia…), niente di niente.

Ho deciso, ad un certo punto, di rimuovere in blocco dai miei pensieri te e quel passato tanto doloroso, che mi ha ricondotto in quella spirale nera che poi mi ha accompagnato per molti e molti anni a venire e che ha rovinato me e molte delle persone che mi hanno affiancato nel mio percorso fino ad ora.

Non so perchè proprio oggi mi è rimontato tutto questo nella mente.

Forse questa solitudine, forse le pressioni, forse, semplicemente, una ragione non c’è.