Step 0.5

Febbraio 2017

Ecografia e esami del sangue.

Tutto regolare, anche se alcuni valori sono un po’ bassi: bisogna ripeterne di più mirati.

Strada tortuosa e accidentata davanti, strapiombo su entrambi i limiti della carreggiata. 

L’obiettivo sei tu, tu, nella mia mente da tanti, tanti anni, nel mio cuore da sempre e nel nostro da quando ci definiamo famiglia.

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Settimane movimentate

Qualche tempo lontana da qui e moltissimi eventi a riempire il periodo appena passato.

Giorni e notti passate insieme alla persona che si è fatta spazio nella mia vita e nel mio cuore, Natale in famiglia, Capodanno a Milano e un primo dell’anno decisamente da dimenticare…
La morte del cane di S., che ha fatto parte della nostra vita per tanti anni, l’incontro con lui e la sua nuova fidanzata e la mia reazione decisamente poco consona davanti a Sara, ma sopra tutto il resto la scoperta dei miei, grazie alle lingue lunghe di un paesino assai poco discreto.

Ritenevo prematuro il mio coming out con loro. Pensavo che dall’inizio della mia storia era passato davvero troppo poco tempo e che neanche se avessi avuto un rapporto etero li avrei resi partecipe ora come ora: è la mia vita privata e “mia” e “privata” non sono termini messi lì a caso…

E se non bastasse, ecco una semplice guida per rendere la mia serenissima bisessualità tabù fra le mura domestiche: un fratello il cui rapporto omosessuale ormai stabile e duraturo viene accettato di mala voglia, io caricata di tutte le aspettative di “famiglia ‘normale’, nipotini, frizzi e lazzi” dal parentado , il tutto in salsa cattolica spinta. Olè.

E perciò, quando mia madre mi ha chiuso in bagno per farmi la domanda fatidica “Hai una storia con Sara”, io, che avevo smesso di piangere 10 minuti prima, dopo ore, per il mio lutto, riparto con la fontana, apparendo ai suoi occhi come una persona che 1. si sente in colpa, 2. non è felice, anche se nessuna delle due cose potrebbe essere più lontana dalla realtà.

Mi ha riempito di parole, dette per la prima volta, questo lo devo riconoscere, con una certa calma, anche se molte di esse erano pronte, lì, a spada tesa per trafiggermi il cuore.
E da lì il delirio: io che in casa divento invisibile, l’aria che si taglia con il coltello, una mia email kilometrica a cercare, per l’ennesima volta, di aprir loro il mio cuore e nel tentativo (la speranza è l’ultima a morire) di dilatare di qualche grado almeno le loro vedute.

Poi i preparativi per la mia partenza e per i miei un’ottima scusa per concentrarsi su altro (la legge del “non se ne parla, quindi non esiste”), il litigio per come arrivare in aeroporto e la loro insistenza per accompagnarmi. Dopo giorni uno sguardo di mio padre e un abbraccio di saluto.

Il tutto inframmezzato dalla mia crescente gelosia/insofferenza per il rapporto morboso fra Sara e la sua ex di cui non ho potuto far altro che parlarle, sperando in un modo o nell’altro di venire a capo di questa faccenda che mi ha causato ben più di un mal di pancia.

E adesso mi trovo qui, appollaiata sul letto di un Bed and Breakfast nell’Inghilterra del nord che mi ospiterà fino al 20, per seguire un corso che spero mi apra qualche porta in più, con un po’ di tempo per pensare a me, al mio futuro, per placare il mio animo, per programmare la mia ormai sempre più necessaria nuova uscita da casa e per godermi un po’ di serena lontananza dalla pesantezza di una situazione che non ho cercato nè voluto.

E’ ora di cena. Sono le 6. Dannazione:a questo non mi sono mai abituata…

Mina vagante

Sono Tommaso (del film “Mine Vaganti”).
E sono sola.
Neanche chi, proprio per la sua situazione, dovrebbe comprendermi sul serio ha dimostrato di poterlo o volerlo fare (con un “ma non hai finito di sperimentare?” così orrendamente fuori posto su qualunque bocca, ma specialmente proprio sulle sue, di labbra…ritrattato solo tardivamente, solo dopo una mia richiesta di spiegazione, amareggiata). “Pensa a te, pensa alla carriera”, mi dice. Certo. Lo faccio. Ma…Chiudi il tuo cuore Chiara, meglio rimandare i problemi, è come se dicesse…
Oggi, dopo aver conosciuto S. presentata a mia madre come mia amica perchè non POSSO fare altrimenti, terzo grado, su di lei, su di me…e pensavo che non si potesse cadere più in basso e invece, per la prima volta nella mia vita le mie orecchie hanno dovuto ascoltare: “Ma non ti vuoi sistemare? Ma non c’è nessuno che ti piace? Vuoi rimanere zitella?”. Che squallore.
Ho prima mentito e poi disgustata ho smesso di rispondere al reiterarsi di questa esplosione di nonsense (e considerando che tra i miei genitori lei dovrebbe essere quella da cui potermi aspettare maggiore comprensione la dice lunga…).
Dal loro punto di vista è volere il mio bene. Tutto quello che esce dalle bocche di ognuno di loro è “per il mio bene”, “per la mia felicità”.
Io, già concentrata sul mio futuro, già intenzionata a non rinunciare più a nulla per terzi, se non sono davanti a qualcosa che valga davvero la pena (e ce ne vorrà di tempo…), rimango basita, impietrita…

Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare.
Sbaglia per conto tuo, sempre.

In più.
Mi è stato dato un calcio nel culo dal mio ex (amato allo spasimo), dopo 7 anni, a marzo.
E a causa di questo ho dovuto rinunciare alla mia indipendenza, ai miei spazi, dopo 12 lunghi anni di vita fuori dalla casa della mia famiglia.
Non sono pronta a relazionarmi seriamente ancora con nessuno.
Ma faccio incontri, conosco persone. Frequento persone.
E mi trovo qui, con genitori molto cattolici e sotto alcuni aspetti terribilmente “tradizionalisti” (o mentalmente chiusi?) che per molte cose ancora mi trattano come una adolescente (“Con chi esci? quanti anni ha? cosa fa? quando torni? non tornare troppo tardi”…) a dovermi limitare, a dover rendere conto di ciò che faccio. A 31 anni. E già questo è complicato.
E poi, poi ci sono le mie scelte. Il mio orientamento.
Una situazione familiare già tesa, sotto questo punto di vista.
Sono Tommaso, mio malgrado.
E mi viene da piangere, per questo…

S. ha avuto modo di fornirmi i suoi chiarimenti. Ho capito e so di volerle bene.
Nessuna corsa. Nessuna fretta. Patti chiari. Sincerità.
E’ solo un timido inizio, con l’assenza di pretese e sicurezze che tutti gli inizi portano con sè, ma a cui non voglio rinunciare solo perchè, nella mia vita, è sempre tutto così faticosamente complicato.
Ma.
Perchè devo passare per una codarda, io così orgogliosa di essere sempre limpida su ciò che scelgo e provo?
Perchè mi si obbliga a camuffare un momento della mia vita positivo e così carico di dolcezza? mi si obbliga a tenere qualcun’altro più giovane e assolutamente dichiarato nell’ombra?

Mi sento in trappola.
Senza lavoro.
Senza casa.
Senza libertà di essere me stessa.
Quanto ancora potrò resistere per “rispetto” (…), per non turbare?

Sono Tommaso.
Sono una mina vagante.

(…) le mine vaganti servono a portare il disordine a prendere le cose e a metterle in posti dove nessuno voleva farcele stare, a sgominare tutto, a cambiare i piani.

Automutilazioni

Qui volevo mettere la tua foto. Poi mi sono fermata. Meglio di no. Anche per me. Fa male.

…e per completare la mattinata infognarmi nella visione dei tuoi video, mentre suoni.
Sei bellissimo, bellissimo oltre ogni mia più fervida e rosea immaginazione.

Dovresti scomparire, e già lo hai fatto così bene,
e invece,
tuo malgrado, riappari costantemente, nella mia testa e in mezzo alle costole anche, un po’.
Senza ragione razionale a sostegno, senza un minimo di logica.

D. portati via anche i miei pensieri, per favore.

No, non sono innamorata di te.
No, non voglio una relazione seria.
(e peraltro neanche tu)

Ma un po’ di bene, dopo sti mesi, te ne voglio in fondo, e la tua chiamata, mentre teoricamente la tua testa dovrebbe già essere a 12.000 km da qui, ha avuto un che di rassicurante, regalandomi l’unico sorriso di questa giornata un po’ nevrotica e imbevuta di ansie da prestazione.

Cinica sì, ma con un cuore che batte ancora.