Ferite

Ti svegli, vai al lavoro più tardi del solito: hai un training organizzato con la costa ovest degli Stati Uniti quindi dovrai trattenerti più a lungo, cosa che non capitava da svariate settimane. Saluti tua moglie, anche lei quasi pronta per andare in studio.

È metà pomeriggio, e in un solo paio di minuti tutto cambia.

D’improvviso un collega ti mostra il cellulare, iniziano le ricerche frenetiche, cominci a dare un senso alle sirene che si sentono per strada.

Prima poche informazioni poi sempre più dettagli, la conta dei feriti e poi dei morti.

La testa smette di funzionare. Inizia il training, ma non presti alcuna attenzione, troppo impegnata a seguire gli aggiornamenti minuto per minuto sulle principali testate spagnole. Un messaggio a tua madre, prima che riceva notizie dalla tv e si faccia prendere dal panico.

Elicotteri, ancora sirene. Il perimetro del centro chiuso, non entra e non esce nessuno. False notizie che fanno il giro della rete e creano ancora più confusione.

Gli abitanti di Barcellona che iniziano già a farsi avanti, cibo, beni di prima necessità, offerte di aiuto, donazioni di sangue, servono interpreti, Hotel e mezzi di trasporti aperti ad accogliere e offrire servizi a chi ha bisogno…Stuoli di Mossos e di Municipal a sorvegliare, ma anche aiutare e prendersi cura di chi è vittima diretta o indiretta degli eventi.

Arriva l’ora di uscire dall’ufficio, né tu né la tua collega ve la sentite di muovervi: i mezzi sono fermi, abiti all’interno del perimetro protetto e non sai se potrai tornare. Così cuffie e notiziari in diretta.

Senso di impotenza, groppo alla gola.

Ti tieni aggiornata con Sara, anche lei non ha ancora lasciato il lavoro.

Passa un’ora e finalmente vi decidete. Abbracci la tua collega, ti fai promettere di tenersi in contatto e inizi a camminare. Passi lontano dalla Sagrada Familia, percorso più breve: allunghi la strada per capire se e dove ti sarà possibile avvicinarti a casa. Vedi volti rigati dalle lacrime, agenti che imbracciano armi, altri elicotteri che rombano sulle teste confuse di tante e tante persone accalcate a voler capire cosa ne sarà di loro da quel momento in avanti.

Sono passate più di 4 ore dalla prima notizia e finalmente Sara è tra le tue braccia: un abbraccio lungo che racchiude i “Siamo vive”, la tensione, la preoccupazione e l’angoscia tenuta a bada fino a quel momento.

I confini della zona blindata si sono spostati, per mano, dita bianche strette perché nessuno possa dividerle, camminate fino al portone.

La sera è più silenziosa del solito. Ancora e solo quelle maledette sirene, quegli elicotteri e qualche commento per strada di turisti e chi, morbosamente curioso si è spinto al limite del consentito per respirare meglio la paura del prossimo.

“Come andrò al lavoro domani?” ti chiedi mentre su Internet continuano a scorrere i notiziari.

Poi arriva il mattino, dopo un sonno breve. Metti i piedi giù dal letto e ti è chiaro: spingi i timori in fondo allo stomaco e entri in metropolitana, è quasi deserta. Esci davanti alla Sagrada Familia. Anche lì, silenzio surreale.

Gli aggiornamenti continuano a rincorrersi, ma una cosa rimane chiara, fin dai primi minuti di quella mattina: la paura non può prevalere e non lo ha fatto.

I valori dell’accoglienza e del rispetto della diversità che fanno la grandezza di Barcellona sono irrinunciabili.

Tots som Barcelona.

“No tinc por” riecheggia per ogni strada: un grido simbolo di quella libertà che nessuno potrà mai toglierci.

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Umanità

Autista del bus.

La vedo accogliere ogni persona che sale con un saluto e un sorriso.

Partiamo, vede una persona anziana con il bastone che si avvicina alla porta per prepararsi a uscire alla fermata successiva. 

Rallenta si sporge, dice alla signora di non preoccuparsi, di sedersi pure, che la avviserà quando arriverà alla sua fermata e che aspetterà tutto il tempo necessario. Altri passeggeri l’aiutano a sedersi di nuovo. Arriviamo alla fermata della signora e l’autista fa quanto promesso. Poi ricomincia ad accogliere i nuovi passeggeri.

Sorrido.

Siamo arrivate. Ma devo fare una cosa prima di scendere : mi avvicino all’autista, la ringrazio per essere com’è in questa selva di indifferenza e scortesia.

Si sorprende, mi augura buona giornata. 

Scendiamo.
L’umanità oggi ha deciso di stupirmi.