Insopportabile impotenza

Pubblicato 13 aprile 2017 da Chiara's way

Avevo iniziato un percorso: desideravo contribuire ad alleviare la sofferenza di esseri più elevati dell’uomo sotto tanti punti di vista e più indifesi perché alla sua mercé. Ci ero riuscita. 

Poi mille passi indietro, e ad oggi ogni giorno mi ritrovo a piangere di fronte a troppa sofferenza, egoismo, alle stupide convinzioni  degli essere umani, figlie di diritti acquisiti senza merito.

Sono frastornata, stare a guardare non mi si confà…

E di nuovo, ai blocchi di partenza, rifletto su come poter dare, anche fosse piccolo, il mio contributo.

Clic

Pubblicato 12 aprile 2017 da Chiara's way

Possedessi una macchina fotografica degna di questo nome vedreste:

– due gabbiani che, sulla cima del campanile della chiesa di Plaça de Castilla si puliscono a vicenda il becco dopo la lauta colazione, dandosi chiare indicazioni “un po’ più in su, lì a destra…” a gran voce

– il piccione che, come ogni attore che si rispetti, prova in solitudine la sua parte da fenicottero in equilibrio su una zampa per il recital di questa sera

– il parrocchetto verde che volando in direzione Universitat raso teste maledice a mezza voce il vento contrario.

Accontentatevi della descrizione.

Energie

Pubblicato 6 aprile 2017 da Chiara's way

Al lavoro, una giornata come un’altra.

Una pausa, un paio di colleghe e due ancora. Parlano loro, io ascolto, rido, sorrido.

Mi sento euforica, di quella euforia che chiude delicatamente la gola per la delicata commozione.

La loro energia mi ha penetrato la pelle, la carne, le ossa.

Finisco la giornata, scrivo un messaggio ad una di loro per un grazie dovuto: le belle persone cambiano l’esistenza di chi le circonda semplicemente essendo sé stesse.

Sogni di gloria di una pantofolaia

Pubblicato 31 dicembre 2016 da Chiara's way

Volevamo andare a Torino, andare a ballare in Piazza, fare l’alba…
Poi ci siamo ricordate dei troppi km da fare, delle strade ghiacciate, del fffreddo glaciale e del fatto che siamo due nonne.

Quindi andremo mangiare al ristorante giapponese del paesello con un paio di amici, e dove la mia scelta alimentare sarà limitatissima (da quando cerco di seguire una dieta il più possibile vegana, andare fuori a cena è spesso complicato) e a seguire vino a fiumi.

Propositi per il 2017, in ordine sparso?

– Tornare a scrivere con una certa costanza

– Continuare a tenermi in forma in casa come ho fatto negli ultimi due mesi, senza farmi prendere dalla pigrizia (e dalla ciccia accumulata in questi ultimi giorni di nullafacenza e cibo non stop). E nello stesso tempo tentare di mantenere un rapporto di civiltà, quantomeno, con il cibo

– Continuare a vivere con la gioia che fino ad ora non ci ha mai abbandonato il rapporto con Sara: rinnovarlo e riuscire a dedicarci più tempo di qualità, e non quello sfinito a margine di lunghe giornate di lavoro

– Mostrare le mie potenzialità con la determinazione che mai mi abbandona

– Continuare a costruire i miei/nostri sogni, un piccolo mattone alla volta – su questo punto mi soffermeró più a lungo nei mesi a venire

– Spronare Sara e darle il mio appoggio costante nel suo percorso professionale: è una strada lunga e accidentata, e ha bisogno di una alleata più che mai e non di un altro giudice severo, come invece troppo spesso sono

– Mantenere ottimi i rapporti con la mia famiglia e non smettere mai di dar loro spunti di riflessione. Ma anche piantarla di pretendere comprensione, ed invece darne di più. Godermi il loro amore, e far loro sentire il mio

– Esserci per le poche persone a cui tengo davvero

– Mantenere stretta la positività e il sorriso, anche quando è uno sforzo e un lavoro farlo

– Cercare di dare una scossa alla nostra vita sociale, nonostante siano più spesso le nostre limitate risorse economiche ad avere un ruolo in questo

– Continuare ad amare la mia vita.

Wow. Decisamente tanta roba. Occhio sull’obiettivo: si comincia…

Quando avere un figlio non ti rende padre.

Pubblicato 15 novembre 2016 da Chiara's way

Quando fai una figlia, le intesti attività e la carichi di debiti, nascondendogli per un decennio e rendendoli ormai totalmente insolvibili, rovinando quindi oltre alla sua vita, anche quella della famiglia che si sta creando.
Quando non ti fai sentire se non per necessità e non ti interessi minimamente di come stia.
Quando ti fai fottere da ogni sconosciuto che trovi sul cammino, a cui regali anche le mutande, ma con tua figlia sai solo piangere miseria; quando aiuti o dai considerazione solo a chi fino a ieri ti chiamava “morto di fame” (la famiglia della tua nuova compagna), e a chi ti ha sempre dimostrato quanto ti amasse, nonostante le merdate di cui sei stato capace non dai alcun valore…
NON PUOI CHIAMARTI PADRE.

Oggi le accarezzavo la testa appoggiata sul mio petto mentre piangeva singhiozzando.

Sarei capace di qualsiasi cosa contro chi le fa sentire il male che percepivo esploderle dal petto. Sarò capace di qualsiasi cosa. E invito a non sfidarmi.

Io e te contro il mondo, piccola mia. Io e te fino al nostro ultimo respiro.

Due di due

Pubblicato 13 novembre 2016 da Chiara's way

Qualche tempo fa, su Whatsapp, mio fratello in poche parole mi rende nota la novità: il primo luglio del prossimo anno si unisce civilmente con il suo compagno di una vita.
Euforica gli dico quanto sia felice per lui.

Mi informa anche del fatto che ha litigato con nostra madre perchè gli ha detto che loro non saranno presenti. Mi dice che sarebbe stata un’ottima occasione per festeggiare, anche me e Sara, per stare insieme ed essere felici, di nuovo tutti assieme, in famiglia. E l’occasione era già sfumata prima di riuscire a sfiorarla.

La conversazione è andata avanti per un po’. Poi mi sono trovata da sola con i miei pensieri.
E ho pianto.

2014. Con il dovuto anticipo informo mio fratello che sto per sposarmi con Sara e che vorrei dirlo ai miei genitori, ma che i rapporti sono molto tesi e che vorrei un consiglio su come agire.
Mi dice di non essere d’accordo con la mia scelta, mi consiglia di non parlarne con i miei, che non è il momento.
10 febbraio 2014: la mia migliora amica mi è accanto e nessun’altro. Sara è circondata da parte della sua famiglia, che, nonostante le difficoltà economiche, non mancherebbe mai.

2015. Siamo obbligate a ricelebrare in Spagna il nostro legame, su consiglio dell’ufficio del registro di Barcellona.
Informo per tempo mio fratello e informo mia madre. Mio fratello mi dice che gli dispiace, ma che lavora e non potrà esserci. Mia madre mi augura di passare una bella giornata, ma la possibilità che siano presenti non viene da loro neanche contemplata, nè menzionata.
Il 3 luglio 2015 nostri cari amici prendono aerei per essere presenti. Nessun membro della mia famiglia pervenuto.

Asciugo le lacrime. Penso che cercherò di fare la mia parte nel mediare con i miei per mio fratello che, specie quando è arrabbiato, manca totalmente di diplomazia nell’uso delle parole; tenterò di evitare una nuova frattura che in realtà sento già nell’aria.

Gli dico che ho già chiesto le ferie per il prossimo anno, ho informato che c’è il matrimonio di mio fratello e che non posso mancare per nulla al mondo. Lui mi fa vedere le foto della location della festa, mi racconta i dettagli. Io sono felice, possono permetterselo: che abbiano il meglio.

Le nostre fedi si sono rotte due mesi dopo la prima cerimonia. Le avevamo prese da Argos, a Londra, dopo aver cercato in qualche Pawnbroker senza successo.
Quelle che portiamo ora le abbiamo pagate 12 euro l’una, ma sono solo un simbolo, si sa.
Le nostre due giornate, a Londra prima e a Sant Feliu de Guitxols poi sono state magnifiche, non convenzionali e allegre. Ma io, come un’idiota, lo sognavo il vestito bianco…sognavo i miei con il fazzolettino pronto a raccogliere le lacrime di commozione, sognavo di poter organizzare una festa per tutte le persone a cui voglio bene, sognavo qualche bel regalo e un viaggio di nozze.
Ma niente di tutto ciò è mai arrivato.
Nessuno della mia famiglia c’è stato nei miei due giorni più belli. Neanche mio fratello.

Pochi giorni fa ho parlato con mia madre. Mi dice che in realtà a mio fratello ha detto che lei ci sarà, solo mio padre “non se la sente”. Cerco di tenere a bada la fitta che sento al cuore. Lui lo sapeva fin dall’inizio, era più di quello che io avessi mai potuto sperare, perchè non esserne almeno un po’ felice?
Parlo con mio fratello, cerco di convincerlo del fatto che non è giusto prendersela con mia madre, che lei non c’entra nulla, gli chiedo di calmarsi, e solo dopo di provare a parlare con nostro padre.

Spingo in fondo allo stomaco i sentimenti contrastanti che mi assalgono e cerco di essere lucida, di esserci per entrambi.

Poi le comunicazioni si chiudono di nuovo, e i pensieri tornano ad assalirmi…Sarà una festa per tutti, dice mio fratello. Sarebbe bello, farò credere che io possa viverla così, ma no: sarà, come è giusto che sia, la festa di Claudio e Simone, a cui parteciperà nostra madre e tutti loro amici. Non la nostra. Le nostre sono già passate, nessuno di loro se ne è curato e non torneranno mai più.

Due di due, come titolava quel libro di De Carlo. E il dolore che mi squarcia il petto è identico adesso come allora. E non se ne andrà mai.

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