Step 3

Per mano lungo tutto il tragitto, la sala d’aspetto non aveva due sedie libere una accanto all’altra, mantengo il contatto visivo…Un filo che attraversa la sala d’aspetto.

Mal di pancia che mi accompagna ogni volta che il nervosismo scuote le interiora.

Mezz’ora e il mio numero appare sullo schermo.

Apro piano la porta, ci sediamo.

Già la scorsa volta avevo notato quanto l’approccio della dottoressa fosse impersonale e fastidiosamente scostante e, al contrario, l’infermiera fosse assolutamente amabile. L’importante però è che faccia il suo lavoro correttamente, e di questo non posso affatto lamentarmi.

Attendo il responso con il cuore in gola…”Tutti i valori sembrano in ordine”, dice, “Vedo che una delle due tube è risultata ostruita, potrebbe essere stato uno spasmo, ma è meglio controllare; facciamo anche degli esami del sangue alla sua compagna”.

Quindi altri esami…lunedì prossimo l’ecografia, questo venerdì Sara farà il prelievo e poi vedremo cosa succede.

Altre attese, ma noi abbiamo tutta la pazienza necessaria.

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Pausa

Finalmente le conseguenze dell’ultimo esame sono quasi del tutto passate: il sanguinamento quasi terminato, i dolori ormai sporadici e il gonfiore diminuito notevolmente.

Oggi, mentre Sara era fuori ho trascritto brevemente la traduzione della lettera della genetista, che dovrò poi inviare ai miei genitori e che servirà per bacchettare i medici dell’ospedale di Genova in cui avevano operato mio padre nella seconda metà degli anni ’90: ci serve un campione in paraffina e lo avremo, in un modo o nell’altro, malgrado loro.

Il viaggio è solo all’inizio. La prima persona tramite cui sono passata, la levatrice, da cui tutto è partito, mi disse come prima cosa “Sarà dura, sarà difficile e dovrai essere forte”.

Lo sono e lo sarò.

Step 2

Isterosalpingografia.

Il diazepam serviva a distendere i muscoli, peccato l’attesa infinita e l’effetto ormai svanito.

Dolore inaudito, lamenti che non ho saputo né voluto trattenere.

Poi al lavoro…E adesso finalmente nel letto in attesa che passi tutto.

Il pensiero fisso su di te, per darmi forza.
AGGIORNAMENTO ore 21.17

Il dolore si è fatto intollerabile, Sara accanto, ingurgito un paracetamolo. Inizia a fare effetto. Speriamo duri fino a che prenderò sonno…

Step 1

Esami del sangue più mirati, in realtà fatti qualche giorno fa.

L’uomo che mi ha fatto il prelievo non ha usato molta cura, spostava l’ago come a dover sintonizzare un’antenna dentro la mia vena.

Oggi mi è tornato in mente, grazie al livido e al braccio ancora gonfio e dolorante.

Stringo i denti e spero sia un passo avanti e non indietro.

Step 0.5

Febbraio 2017

Ecografia e esami del sangue.

Tutto regolare, anche se alcuni valori sono un po’ bassi: bisogna ripeterne di più mirati.

Strada tortuosa e accidentata davanti, strapiombo su entrambi i limiti della carreggiata. 

L’obiettivo sei tu, tu, nella mia mente da tanti, tanti anni, nel mio cuore da sempre e nel nostro da quando ci definiamo famiglia.

Umanità

Autista del bus.

La vedo accogliere ogni persona che sale con un saluto e un sorriso.

Partiamo, vede una persona anziana con il bastone che si avvicina alla porta per prepararsi a uscire alla fermata successiva. 

Rallenta si sporge, dice alla signora di non preoccuparsi, di sedersi pure, che la avviserà quando arriverà alla sua fermata e che aspetterà tutto il tempo necessario. Altri passeggeri l’aiutano a sedersi di nuovo. Arriviamo alla fermata della signora e l’autista fa quanto promesso. Poi ricomincia ad accogliere i nuovi passeggeri.

Sorrido.

Siamo arrivate. Ma devo fare una cosa prima di scendere : mi avvicino all’autista, la ringrazio per essere com’è in questa selva di indifferenza e scortesia.

Si sorprende, mi augura buona giornata. 

Scendiamo.
L’umanità oggi ha deciso di stupirmi.

Manuel

Uscita dalla sala. Mi siedo perché ho le vertigini e le lacrime agli occhi, con Sara accanto.

Di fronte a me si siede un signore anziano. Mi chiede se mi sento bene. Minimizzo, dico che sono solo un po’ “mareada”. Mi dice che lui no, che lo hanno svegliato e lui si è alzato subito e che sarebbe andato a prendere la macchina. Gli chiedo se è da solo, mi risponde che sì, che sua moglie è da dieci anni sulla sedia a rotelle e che lui si prende cura di lei e che adesso la nipote è rimasta con lei mentre lui è venuto all’ospedale. Gli chiedo se se la sente e lui “Claro!” (con quella intonazione che adoro, -chi vive qui mi capirà-).

Mi dice che gli han tolto dei polipi e che aspetterà i risultati, ma che non si preoccupa, che ha già un cancro alla prostata e le orecchie che gli fanno male costantemente, ma che è inutile abbandonare il sorriso: si fa quel che si può con quel che si ha.

Poi mi dice che il medico gli ha anche consigliato l’uso di marijuana per alleviare le conseguenze di quello che ha e mi dice che però si sente in imbarazzo alla sua età ad andare in una associazione. Gli dico che io non fumo, ma gli spiego quel poco che so, gli spiego del CBD e del suo uso medico e del beneficio che ne trarrebbe. Gli dico di non preoccuparsi, di prendere coraggio e di andare a chiedere per lo meno informazioni e che se vuole può assumerla anche tramite alimenti, invece che fumarla. Si illumina ancora di più, se possibile, poi si alza, ci da la mano. Io mi presento “Mi chiamo Chiara”, se lo fa ripetere. “Il mio nome è più semplice: Manuel”. Sorride, mi dice che siamo adorabili. Gli auguro tutto il meglio per la sua vita, lui contraccambia con una splendida luce negli occhi.

Certi giorni, malgrado tutto, la vita è davvero meravigliosa.

Grazie Manuel.