Step 2

Isterosalpingografia.

Il diazepam serviva a distendere i muscoli, peccato l’attesa infinita e l’effetto ormai svanito.

Dolore inaudito, lamenti che non ho saputo né voluto trattenere.

Poi al lavoro…E adesso finalmente nel letto in attesa che passi tutto.

Il pensiero fisso su di te, per darmi forza.
AGGIORNAMENTO ore 21.17

Il dolore si è fatto intollerabile, Sara accanto, ingurgito un paracetamolo. Inizia a fare effetto. Speriamo duri fino a che prenderò sonno…

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Manuel

Uscita dalla sala. Mi siedo perché ho le vertigini e le lacrime agli occhi, con Sara accanto.

Di fronte a me si siede un signore anziano. Mi chiede se mi sento bene. Minimizzo, dico che sono solo un po’ “mareada”. Mi dice che lui no, che lo hanno svegliato e lui si è alzato subito e che sarebbe andato a prendere la macchina. Gli chiedo se è da solo, mi risponde che sì, che sua moglie è da dieci anni sulla sedia a rotelle e che lui si prende cura di lei e che adesso la nipote è rimasta con lei mentre lui è venuto all’ospedale. Gli chiedo se se la sente e lui “Claro!” (con quella intonazione che adoro, -chi vive qui mi capirà-).

Mi dice che gli han tolto dei polipi e che aspetterà i risultati, ma che non si preoccupa, che ha già un cancro alla prostata e le orecchie che gli fanno male costantemente, ma che è inutile abbandonare il sorriso: si fa quel che si può con quel che si ha.

Poi mi dice che il medico gli ha anche consigliato l’uso di marijuana per alleviare le conseguenze di quello che ha e mi dice che però si sente in imbarazzo alla sua età ad andare in una associazione. Gli dico che io non fumo, ma gli spiego quel poco che so, gli spiego del CBD e del suo uso medico e del beneficio che ne trarrebbe. Gli dico di non preoccuparsi, di prendere coraggio e di andare a chiedere per lo meno informazioni e che se vuole può assumerla anche tramite alimenti, invece che fumarla. Si illumina ancora di più, se possibile, poi si alza, ci da la mano. Io mi presento “Mi chiamo Chiara”, se lo fa ripetere. “Il mio nome è più semplice: Manuel”. Sorride, mi dice che siamo adorabili. Gli auguro tutto il meglio per la sua vita, lui contraccambia con una splendida luce negli occhi.

Certi giorni, malgrado tutto, la vita è davvero meravigliosa.

Grazie Manuel.

Inizi burrascosi

Nuovo anno.
Siamo solo al 6, ma di cose ne sono già successe…

Ho lavorato il 31. Sono uscita dal lavoro piangendo alle 22, ho passato la mezzanotte con il mio amore e care amiche, a rimpinzarci come panzerotti, e ho pianto al lavoro il primo dell’anno (spiegare il perchè trovo sia superfluo).
Poi, per la serie “gli ottimi inizi” ho passato il venerdì notte gridando dal dolore sul divano con Sara che non sapeva più cosa fare e che si è scapicollata per le strade della città per trovare una farmacia di guardia, sono fortunatamente crollata esausta qualche ora dopo e dopo essermi imbottita di medicinali, ripetendo poi il tutto al mattino…

Il sabato pomeriggio pensavo l’allarme fosseVarekai-logo rientrato e ho preso quindi i biglietti per assistere al Cirque du Soleil con Sara che avrebbe compiuto gli anni il 3… e Varekai non ha deluso le aspettative: lo spettacolo è stato davvero sublime. Era la mia terza volta e la prima di Sara che aveva gli occhi che luccicavano dall’emozione, come una bimba…

Ne è valsa davvero la pena, ma già durante la sera le cose non procedevano bene e il giorno dopo sono andata alla ricerca dell’unico ambulatorio aperto di domenica in zona. Dopo 3 ore e mezza, il medico, in maniera sbrigativa, ha rilevato quello che sapevo ancor prima di arrivare lì e mi ha prescritto altri antibiotici. Ho passato le poche ore che restavano con la festeggiata, sentendomi mortificata per non poter essere in forma per il suo grande giorno.

Il mattino dopo, dal mio medico per darmi di baja al lavoro e dopo una visita e una spiegazione più accurata abbiamo capito che la situazione era un po’ più grave di quanto immaginassi.

Oggi è mercoledì, i dolori non sono ancora passati, ma spero che, essendo solo a metà cura, ci sia ancor tutto il tempo…

Lei è qui, al mio fianco, e mi da tutta la forza che in certi istanti sembra mancare.
Non posso smettere di sorridere: mi ha preparato i pancake questa sera e con lei accanto, riesco a mettere tutto il resto in prospettiva: dolore, delusioni, frustrazioni…tutto diventa più sopportabile…

Christmas time

In Italia dopo un anno…

Tutto è diverso: casa nostra è ormai Barcellona, Sara può venire a casa dei miei senza problemi e qualche rughetta in più marca i nostri lineamenti.

Una cosa però non cambia mai: i classiconi che, nel periodo natalizio puoi incrociare facendo zapping in TV.
Così, un paio di giorni fa ecco che mi capita di rivedere per la, più o meno, 300 milionesima volta DIRTY DANCING.
E al solito la visione è corredata dall’incredulità di fronte alla trasformazione nell’arco di una settimana del’ingenua protagonista, le  imprecazioni verso il padre che non ha capito una fava e l’esultanza al “Nessuno può mettere Baby in un angolo”,  ballettini abbozzati, ola, commozione, applausi, titoli di coda, fine. Ah, che soddisfazione!
Baby Dirty Dancing

Gente…auguro davvero a tutti voi di poter passare queste giornate con le persone che vi sono più care! ^_^

Donne che Emigrano all’Estero

Donne che Emigrano All’Estero è un progetto intrigante, nato come una pagina Facebook e che ha raccolto dentro di sè l’anima e le storie di decine di donne espatriate in tutte le parti del mondo: racconti di vita, di abitudini, di società e culture differenti, storie che in un modo o nell’altro accomunano chi per amore, lavoro, sogno o necessità si è allontanato dalla sua terra d’origine.
Donne coraggiose, tra cui, senza falsa modestia, mi inserisco anche io di diritto, donne con la voglia di stimolare i lettori italiani a guardare più spesso oltre i propri confini perchè scuotere le proprie sicurezze e conoscere il diverso non possono che essere costante e certa fonte di arricchimento.

Donne che Emigrano all’Estero è un progetto a cui ho aderito con entusiasmo, e, come tutte le partecipanti, ho permesso si inserisse negli spicchi di vita che ho ritagliato dalla mia quotidianità appositamente per lui.

Dalle nostre storie è nato un libro, disponibile ora in versione digitale su molti siti tra cui Amazon

Mi auguro possiate decidere di comprarlo e/o regalarlo e che vi dia la voglia di partire e conoscere, che vi stimoli il desiderio di caricarvi delle immagini vivide che solo un viaggio può regalare. E se poi deciderete di fermarvi…benvenute tra noi donne expat!

Copertina LibroFateci visita anche sul nostro blog appena nato: http://donnecheemigranoallestero.com/

Piccole torture periodiche

Spiacevoli eredità familiari hanno obbligato me e mio fratello a periodici controlli medici: esami che, normalmente, si iniziano ad affrontare al compimento dei 50 anni, sono diventati nostra routine ai 30.
Questa sarà la mia terza volta.

30. Piccola rimozione di un polipo maligno.

31. Tutto ok.

34.
Sono al terzo giorno di preparazione per la colonscopia. Ho una fame che azzannerrei le coscette secche di Sara ogni volta che mi passa sotto il naso. Eliminando frutta e verdura di cui mi nutro quotidianamente, non mangiando carne, e quasi mai pesce rimane ben poco che mi sia permesso ingerire in queste calde giornate estive: riso, uova, patate bollite, pane bianco.
Bevo acqua per cercare di tappare la voragine e cerco di non fare troppo la lagna, che in fondo dopodomani sarà tutto finito o quasi.

L’esame è martedì e domani sera inizierà la parte tosta: dopo una giornata di dieta liquida, ingerire la schifosissima preparazione pre-esame (2 litri in 2 ore). Poi, se va bene, 4-5 ore di sonno e tutto da capo al mattino alle 6.30 prima di avviarmi verso l’ospedale. Sedazione, esame e soliti 2 giorni di dolori. Mi stanca il solo pensiero. Ma, ribadisco, c’è di molto molto peggio.

Il regalo che mi ha fatto questo esame è stato importantissimo: in collegamento Skype con mia mamma, ha chiesto di poter parlare con Sara per la prima volta…lei era discretamente imbarazzata ed entrambe siamo rimaste di stucco. Voleva premurarsi di dirle di aggiornarla su come andrà l’esame e di starmi accanto, che sarò uno straccio per un po’.
Un piccolo miracolo che mi ha fatto immediatamente pensare come tutto il male non venga davvero per nuocere.

Spero che, alla fine, il responso sia buono e di potermi sentir dire, finalmente, quella stupenda frase che ancora non ho mai sentito fino ad ora: “Ci rivediamo tra 5 anni”.

Sarebbe un’altra splendida ricompensa.