Sonno, sempre sonno

I giorni passano, e il sonno ha deciso di diventare una ingombrante presenza fissa delle mie giornate. Niente nausee, niente fastidi particolari, tranne dolori all’addome e giramenti di testa saltuari, ma la stanchezza…oooh, la stanchezza!

Sono al lavoro e mi si chiudono gli occhi, torno a casa e non ho voglia di mangiare,vorrei solo dormire. Faccio un pisolino prima di cena e ho già le palpebre che si fanno pesanti appena poso la forchetta…

A proposito…Zzz…

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Ieri 37enne, oggi il vero regalo

Ieri ho festeggiato i miei primi 37 anni.
Non smetto di dirlo: sono davvero felice della mia età, della mia consapevolezza, dei miei difetti che ora conosco a menadito (e provo ancora a limare) e anche di ciò che di me non cambierei.

Tanti abbracci, tanti messaggi da persone eccezionali, tanto affetto che mi ha investito come un’onda calda e potente.

Poi alla sera a cena fuori con Sara, sperimentare un nuovo ristorante vegetariano/vegano vicino a casa, mangiare troppo e subirne le conseguenze immediate.

E poi oggi, a mezzogiorno di nuovo in Ospedale, con Sara arrivata appena in tempo, dato che il traffico aveva bloccato l’autobus su cui viaggiava.
La dottoressa che mi fa sdraiare e da lì tutto dura davvero poco. Sara mi raggiunge mentre rimango sdraiata, ci teniamo per mano per un po’ e poi, altre medicine da prendere nei prossimi giorni e via, fuori, al sole, proprio di fronte al mare.
Saltare l’autobus, tornare al lavoro e riprendere la giornata come se nulla fosse.

Ed è stato un regalo. E lo sarà a prescindere dal risultato. Perchè dopo il 2008 pensavo che non avrei più voluto o potuto pensare ad un figlio. Invece eccomi qui ad attendere, con tranquillità, di vedere cosa accadrà fra un paio di settimane.
il-mre-di-barcellona

A che step eravamo? Beh, ricominciamo!

Gli step precedenti (gli esami, i controlli…) servivano per arrivare a questo punto. Ad oggi.

Ieri mattina mi sono assentata dal lavoro e sono andata di nuovo all’ospedale. La dottoressa mi ha accolto questa volta con un bel sorriso, anche se con più di un’ora di ritardo.

Avevo chiamato il giorno precedente per avvertire dell’inizio del ciclo e mi avevano immediatamente fissato l’appuntamento per il giorno seguente. La dottoressa mi ha fatto preparare per l’ecografia: una delle trombe era un po’ gonfia, ma mi ha confermato che era tutto a posto.

Mi ha chiesto se preferivo provare a seguire il mio ciclo naturale o usare invece uno stimolatore follicolare, per aumentare le probabilità di gravidanza. Ha detto che con lo stimolatore sarebbero anche cresciute le possibilità di un parto gemellare. Io e Sara ci siamo guardate, eravamo davvero incerte, ma alla fine abbiamo optato per la stimolazione.

Mi ha anche proposto di partecipare ad uno studio: terranno sotto controllo il mio cervello per rilevare possibili variazioni prima e durante la eventuale gravidanza.

Dopodichè l’infermiera mi ha spiegato come usare la penna che utilizzerò per le iniezioni quotidiane (del tutto simile a quella che la mia collega Federica usa per le sue iniezioni di insulina) e mi hanno fornito la ricetta per le fiale. Sono poi tornata al lavoro e a fine turno sono andata a fare la spesa e finalmente in farmacia per ordinare il prodotto che avrebbero consegnato questa mattina, il tutto mentre Sara era allo studio.

Sono quasi le 22.30…Ho deciso di fare la mia prima iniezione alle 23.00. Ho già letto e riletto il libretto delle istruzioni almeno 3 volte e sono un pochino agitata… Sara questa sera è tornata tardi dallo studio e mi ha trovato qui, davanti al computer…non abbiamo neanche ancora cenato. Mi sento cuore e pensieri sospesi. Sta per iniziare un altro capitolo di questa storia, un capitolo che comincia con le due protagoniste che, con incertezza e mal celata ansia, si tengono ancora una volta per mano, e con l’altra sorreggono una strana penna verde.

Poche ore alla fine del weekend

Susurro

Un week-end tra amiche ritrovate che adoro e spesso mi mancano, scoprendo posti sconosciuti -spazi espositivi, musica dal vivo, un bar vegano (il Quinoa, consigliatissimo!) nel mio quartiere preferito…- e ancora qualche momento solo io e il mio amore, accoccolate sul divano.

Una sensazione strana mi preme il petto, un senso d’ansia rischia di rovinare tutta la gioia provata. Forse è solo il pensiero che il fine settimana è già praticamente finito e un’altra settimana di lavoro mi aspetta…chissà.

Cerco di controllare il respiro e guardo Sara.

Tutto si sistemerá.

Ferie!

Tanto attese, tanto sudate e ora qui! È solo il mio secondo giorno di ferie e ho 3 intere settimane davanti in cui godrò ogni istante, in cui sballerò molto probabilmente i miei soliti ritmi e passerò più tempo possibile con Sara.

Giovedì notte partiremo alla volta di Tenerife: è la nostra prima volta su quell’isola e siamo eccitatissime all’idea di esplorarla tutta!
Come sempre due settimane senza Ebony saranno dure, ma è in buone mani e al nostro ritorno l’aspetta un supplemento extra di coccole.

Per finire, al nostro ritorno mancherà una sola settimana all’appuntamento con la dottoressa, sperando le notizie continuino ad essere buone come lo sono state fino ad ora.

Pausa

Finalmente le conseguenze dell’ultimo esame sono quasi del tutto passate: il sanguinamento quasi terminato, i dolori ormai sporadici e il gonfiore diminuito notevolmente.

Oggi, mentre Sara era fuori ho trascritto brevemente la traduzione della lettera della genetista, che dovrò poi inviare ai miei genitori e che servirà per bacchettare i medici dell’ospedale di Genova in cui avevano operato mio padre nella seconda metà degli anni ’90: ci serve un campione in paraffina e lo avremo, in un modo o nell’altro, malgrado loro.

Il viaggio è solo all’inizio. La prima persona tramite cui sono passata, la levatrice, da cui tutto è partito, mi disse come prima cosa “Sarà dura, sarà difficile e dovrai essere forte”.

Lo sono e lo sarò.