Crash and Burn

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Ferite

Pubblicato 20 agosto 2017 da Chiara's way

Ti svegli, vai al lavoro più tardi del solito: hai un training organizzato con la costa ovest degli Stati Uniti quindi dovrai trattenerti più a lungo, cosa che non capitava da svariate settimane. Saluti tua moglie, anche lei quasi pronta per andare in studio.

È metà pomeriggio, e in un solo paio di minuti tutto cambia.

D’improvviso un collega ti mostra il cellulare, iniziano le ricerche frenetiche, cominci a dare un senso alle sirene che si sentono per strada.

Prima poche informazioni poi sempre più dettagli, la conta dei feriti e poi dei morti.

La testa smette di funzionare. Inizia il training, ma non presti alcuna attenzione, troppo impegnata a seguire gli aggiornamenti minuto per minuto sulle principali testate spagnole. Un messaggio a tua madre, prima che riceva notizie dalla tv e si faccia prendere dal panico.

Elicotteri, ancora sirene. Il perimetro del centro chiuso, non entra e non esce nessuno. False notizie che fanno il giro della rete e creano ancora più confusione.

Gli abitanti di Barcellona che iniziano già a farsi avanti, cibo, beni di prima necessità, offerte di aiuto, donazioni di sangue, servono interpreti, Hotel e mezzi di trasporti aperti ad accogliere e offrire servizi a chi ha bisogno…Stuoli di Mossos e di Municipal a sorvegliare, ma anche aiutare e prendersi cura di chi è vittima diretta o indiretta degli eventi.

Arriva l’ora di uscire dall’ufficio, né tu né la tua collega ve la sentite di muovervi: i mezzi sono fermi, abiti all’interno del perimetro protetto e non sai se potrai tornare. Così cuffie e notiziari in diretta.

Senso di impotenza, groppo alla gola.

Ti tieni aggiornata con Sara, anche lei non ha ancora lasciato il lavoro.

Passa un’ora e finalmente vi decidete. Abbracci la tua collega, ti fai promettere di tenersi in contatto e inizi a camminare. Passi lontano dalla Sagrada Familia, percorso più breve: allunghi la strada per capire se e dove ti sarà possibile avvicinarti a casa. Vedi volti rigati dalle lacrime, agenti che imbracciano armi, altri elicotteri che rombano sulle teste confuse di tante e tante persone accalcate a voler capire cosa ne sarà di loro da quel momento in avanti.

Sono passate più di 4 ore dalla prima notizia e finalmente Sara è tra le tue braccia: un abbraccio lungo che racchiude i “Siamo vive”, la tensione, la preoccupazione e l’angoscia tenuta a bada fino a quel momento.

I confini della zona blindata si sono spostati, per mano, dita bianche strette perché nessuno possa dividerle, camminate fino al portone.

La sera è più silenziosa del solito. Ancora e solo quelle maledette sirene, quegli elicotteri e qualche commento per strada di turisti e chi, morbosamente curioso si è spinto al limite del consentito per respirare meglio la paura del prossimo.

“Come andrò al lavoro domani?” ti chiedi mentre su Internet continuano a scorrere i notiziari.

Poi arriva il mattino, dopo un sonno breve. Metti i piedi giù dal letto e ti è chiaro: spingi i timori in fondo allo stomaco e entri in metropolitana, è quasi deserta. Esci davanti alla Sagrada Familia. Anche lì, silenzio surreale.

Gli aggiornamenti continuano a rincorrersi, ma una cosa rimane chiara, fin dai primi minuti di quella mattina: la paura non può prevalere e non lo ha fatto.

I valori dell’accoglienza e del rispetto della diversità che fanno la grandezza di Barcellona sono irrinunciabili.

Tots som Barcelona.

“No tinc por” riecheggia per ogni strada: un grido simbolo di quella libertà che nessuno potrà mai toglierci.

Addio Chester

Pubblicato 25 luglio 2017 da Chiara's way

Non è la sua ultima intervista.
ma parla di un demone che avevamo in comune.

Ho pianto e sofferto molto da quando ho letto la notizia. Un colpo al cuore forte, squassante.
La sua musica, la sua voce mi hanno scrollato e accompagnato nei momenti più bui della mia esistenza, e in un certo senso lui ha contribuito a salvarmi e ancora oggi continua a farlo.

Ascolto le sue parole di questa intervista e le sento mie. Dette con la lucidità dei momenti buoni, quando non c’è troppo spazio per la mente.

La depressione E’ una malattia. Ed è infingarda.
La depressione rimane silente, ti guarda mentre ti schianti, si nasconde mentre tenti a passi incerti di risollevarti, per poi erompere e schiacciarti al suolo con ancora più potenza.
Io credo non si guarisca mai davvero dalla depressione.

Puoi far tacere il rumore e il caos interiore, anestetizzarti chimicamente.

O puoi continuare la lotta, usare quegli escamotage che i professionisti giusti ti hanno insegnato, e aggrapparti al bello che riesci a racimolare attorno.
Ma il mostro nero rimarrà per sempre in agguato, pronto a riemergere quando la stanchezza di questa lotta senza fine si farà sentire.

Mi hai aiutato, Chester. Hai fatto crescere in me rabbia e voglia di rivincita con la tua musica.
E io non ho potuto e non potrò mai restituirti il favore.

L’impatto sulle vite altrui va al di là della singola esistenza. Le grandi menti, i grandi artisti è così che guadagnano l’eternità, anche quando la malattia li strappa via da questa Terra.

#ripChester
Ti ricorderò con dell’inchiostro sotto pelle. E rimarrai con me finchè mi sarà dato esistere.

Chester

Step 1

Pubblicato 6 giugno 2017 da Chiara's way

Esami del sangue più mirati, in realtà fatti qualche giorno fa.

L’uomo che mi ha fatto il prelievo non ha usato molta cura, spostava l’ago come a dover sintonizzare un’antenna dentro la mia vena.

Oggi mi è tornato in mente, grazie al livido e al braccio ancora gonfio e dolorante.

Stringo i denti e spero sia un passo avanti e non indietro.

Voglia di star bene

Pubblicato 28 aprile 2017 da Chiara's way

E niente.

Mesi di malessere, dolori, ma anche tanta caparbietà per rimanere in piedi e continuare a sorridere e non crollare sul lavoro.

La stanchezza si fa sentire ogni giorno di più e nonostante questo sono qui, alle 2 del mattino, sfinita senza riuscire a chiudere occhio. Non so più che fare…

-2 settimane agli esami.

Insopportabile impotenza

Pubblicato 13 aprile 2017 da Chiara's way

Avevo iniziato un percorso: desideravo contribuire ad alleviare la sofferenza di esseri più elevati dell’uomo sotto tanti punti di vista e più indifesi perché alla sua mercé. Ci ero riuscita. 

Poi mille passi indietro, e ad oggi ogni giorno mi ritrovo a piangere di fronte a troppa sofferenza, egoismo, alle stupide convinzioni  degli essere umani, figlie di diritti acquisiti senza merito.

Sono frastornata, stare a guardare non mi si confà…

E di nuovo, ai blocchi di partenza, rifletto su come poter dare, anche fosse piccolo, il mio contributo.

Quando avere un figlio non ti rende padre.

Pubblicato 15 novembre 2016 da Chiara's way

Quando fai una figlia, le intesti attività e la carichi di debiti, nascondendogli per un decennio e rendendoli ormai totalmente insolvibili, rovinando quindi oltre alla sua vita, anche quella della famiglia che si sta creando.
Quando non ti fai sentire se non per necessità e non ti interessi minimamente di come stia.
Quando ti fai fottere da ogni sconosciuto che trovi sul cammino, a cui regali anche le mutande, ma con tua figlia sai solo piangere miseria; quando aiuti o dai considerazione solo a chi fino a ieri ti chiamava “morto di fame” (la famiglia della tua nuova compagna), e a chi ti ha sempre dimostrato quanto ti amasse, nonostante le merdate di cui sei stato capace non dai alcun valore…
NON PUOI CHIAMARTI PADRE.

Oggi le accarezzavo la testa appoggiata sul mio petto mentre piangeva singhiozzando.

Sarei capace di qualsiasi cosa contro chi le fa sentire il male che percepivo esploderle dal petto. Sarò capace di qualsiasi cosa. E invito a non sfidarmi.

Io e te contro il mondo, piccola mia. Io e te fino al nostro ultimo respiro.