Crash and Burn

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Step 1

Pubblicato 6 giugno 2017 da Chiara's way

Esami del sangue più mirati, in realtà fatti qualche giorno fa.

L’uomo che mi ha fatto il prelievo non ha usato molta cura, spostava l’ago come a dover sintonizzare un’antenna dentro la mia vena.

Oggi mi è tornato in mente, grazie al livido e al braccio ancora gonfio e dolorante.

Stringo i denti e spero sia un passo avanti e non indietro.

Voglia di star bene

Pubblicato 28 aprile 2017 da Chiara's way

E niente.

Mesi di malessere, dolori, ma anche tanta caparbietà per rimanere in piedi e continuare a sorridere e non crollare sul lavoro.

La stanchezza si fa sentire ogni giorno di più e nonostante questo sono qui, alle 2 del mattino, sfinita senza riuscire a chiudere occhio. Non so più che fare…

-2 settimane agli esami.

Insopportabile impotenza

Pubblicato 13 aprile 2017 da Chiara's way

Avevo iniziato un percorso: desideravo contribuire ad alleviare la sofferenza di esseri più elevati dell’uomo sotto tanti punti di vista e più indifesi perché alla sua mercé. Ci ero riuscita. 

Poi mille passi indietro, e ad oggi ogni giorno mi ritrovo a piangere di fronte a troppa sofferenza, egoismo, alle stupide convinzioni  degli essere umani, figlie di diritti acquisiti senza merito.

Sono frastornata, stare a guardare non mi si confà…

E di nuovo, ai blocchi di partenza, rifletto su come poter dare, anche fosse piccolo, il mio contributo.

Quando avere un figlio non ti rende padre.

Pubblicato 15 novembre 2016 da Chiara's way

Quando fai una figlia, le intesti attività e la carichi di debiti, nascondendogli per un decennio e rendendoli ormai totalmente insolvibili, rovinando quindi oltre alla sua vita, anche quella della famiglia che si sta creando.
Quando non ti fai sentire se non per necessità e non ti interessi minimamente di come stia.
Quando ti fai fottere da ogni sconosciuto che trovi sul cammino, a cui regali anche le mutande, ma con tua figlia sai solo piangere miseria; quando aiuti o dai considerazione solo a chi fino a ieri ti chiamava “morto di fame” (la famiglia della tua nuova compagna), e a chi ti ha sempre dimostrato quanto ti amasse, nonostante le merdate di cui sei stato capace non dai alcun valore…
NON PUOI CHIAMARTI PADRE.

Oggi le accarezzavo la testa appoggiata sul mio petto mentre piangeva singhiozzando.

Sarei capace di qualsiasi cosa contro chi le fa sentire il male che percepivo esploderle dal petto. Sarò capace di qualsiasi cosa. E invito a non sfidarmi.

Io e te contro il mondo, piccola mia. Io e te fino al nostro ultimo respiro.

Due di due

Pubblicato 13 novembre 2016 da Chiara's way

Qualche tempo fa, su Whatsapp, mio fratello in poche parole mi rende nota la novità: il primo luglio del prossimo anno si unisce civilmente con il suo compagno di una vita.
Euforica gli dico quanto sia felice per lui.

Mi informa anche del fatto che ha litigato con nostra madre perchè gli ha detto che loro non saranno presenti. Mi dice che sarebbe stata un’ottima occasione per festeggiare, anche me e Sara, per stare insieme ed essere felici, di nuovo tutti assieme, in famiglia. E l’occasione era già sfumata prima di riuscire a sfiorarla.

La conversazione è andata avanti per un po’. Poi mi sono trovata da sola con i miei pensieri.
E ho pianto.

2014. Con il dovuto anticipo informo mio fratello che sto per sposarmi con Sara e che vorrei dirlo ai miei genitori, ma che i rapporti sono molto tesi e che vorrei un consiglio su come agire.
Mi dice di non essere d’accordo con la mia scelta, mi consiglia di non parlarne con i miei, che non è il momento.
10 febbraio 2014: la mia migliora amica mi è accanto e nessun’altro. Sara è circondata da parte della sua famiglia, che, nonostante le difficoltà economiche, non mancherebbe mai.

2015. Siamo obbligate a ricelebrare in Spagna il nostro legame, su consiglio dell’ufficio del registro di Barcellona.
Informo per tempo mio fratello e informo mia madre. Mio fratello mi dice che gli dispiace, ma che lavora e non potrà esserci. Mia madre mi augura di passare una bella giornata, ma la possibilità che siano presenti non viene da loro neanche contemplata, nè menzionata.
Il 3 luglio 2015 nostri cari amici prendono aerei per essere presenti. Nessun membro della mia famiglia pervenuto.

Asciugo le lacrime. Penso che cercherò di fare la mia parte nel mediare con i miei per mio fratello che, specie quando è arrabbiato, manca totalmente di diplomazia nell’uso delle parole; tenterò di evitare una nuova frattura che in realtà sento già nell’aria.

Gli dico che ho già chiesto le ferie per il prossimo anno, ho informato che c’è il matrimonio di mio fratello e che non posso mancare per nulla al mondo. Lui mi fa vedere le foto della location della festa, mi racconta i dettagli. Io sono felice, possono permetterselo: che abbiano il meglio.

Le nostre fedi si sono rotte due mesi dopo la prima cerimonia. Le avevamo prese da Argos, a Londra, dopo aver cercato in qualche Pawnbroker senza successo.
Quelle che portiamo ora le abbiamo pagate 12 euro l’una, ma sono solo un simbolo, si sa.
Le nostre due giornate, a Londra prima e a Sant Feliu de Guitxols poi sono state magnifiche, non convenzionali e allegre. Ma io, come un’idiota, lo sognavo il vestito bianco…sognavo i miei con il fazzolettino pronto a raccogliere le lacrime di commozione, sognavo di poter organizzare una festa per tutte le persone a cui voglio bene, sognavo qualche bel regalo e un viaggio di nozze.
Ma niente di tutto ciò è mai arrivato.
Nessuno della mia famiglia c’è stato nei miei due giorni più belli. Neanche mio fratello.

Pochi giorni fa ho parlato con mia madre. Mi dice che in realtà a mio fratello ha detto che lei ci sarà, solo mio padre “non se la sente”. Cerco di tenere a bada la fitta che sento al cuore. Lui lo sapeva fin dall’inizio, era più di quello che io avessi mai potuto sperare, perchè non esserne almeno un po’ felice?
Parlo con mio fratello, cerco di convincerlo del fatto che non è giusto prendersela con mia madre, che lei non c’entra nulla, gli chiedo di calmarsi, e solo dopo di provare a parlare con nostro padre.

Spingo in fondo allo stomaco i sentimenti contrastanti che mi assalgono e cerco di essere lucida, di esserci per entrambi.

Poi le comunicazioni si chiudono di nuovo, e i pensieri tornano ad assalirmi…Sarà una festa per tutti, dice mio fratello. Sarebbe bello, farò credere che io possa viverla così, ma no: sarà, come è giusto che sia, la festa di Claudio e Simone, a cui parteciperà nostra madre e tutti loro amici. Non la nostra. Le nostre sono già passate, nessuno di loro se ne è curato e non torneranno mai più.

Due di due, come titolava quel libro di De Carlo. E il dolore che mi squarcia il petto è identico adesso come allora. E non se ne andrà mai.

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Desideri

Pubblicato 19 giugno 2016 da Chiara's way

Una casa con una terrazza o un giardino.
Tornare a lavorare con i cani o per lo meno poterne avere uno a casa con noi.
Arrivare a fine mese senza dover sempre contare i centesimi, sperando sempre che il primo del mese successivo non sia un sabato.

Venire a sapere che, no, non rischio di trasmettere una malattia mortale ai miei figli e che potrò, se il mio corpo me lo permetterà, portarne in grembo uno, un giorno non troppo lontano.
Smetterla di provare invidia per ogni notizia di una nuova gravidanza di conoscenti, amiche o parenti.

Vedere mia moglie riuscire ad affrontare il diventare adulta senza più quella paura che corrode tanti suoi giorni; vederla vincere l’ansia che le rende la vita un inferno e le distrugge la salute.
Gioire con lei, mentre finalmente inizia a farsi strada nella sua nuova professione con determinazione, che la capacità non le manca.

Riuscire a non crollare sotto il peso di tutte le responsabilità che non desideravo, ma che mi sono piovute, ancora una volta, addosso.
Potermi pagare una iscrizione in palestra senza il timore di toglierci il cibo.
Potermi comprare un paio di pantaloni nuovi senza dover sperare di non avere urgenze mediche a cui far fronte.
Poter offrire a Sara quegli svaghi che le permetterebbero di sciogliere il nodo che sente dentro senza il timore di dovermi vendere un rene per farlo, e la paura di non farcela e di doverlo di nuovo ammettere con lei.

Poter continuare a viaggiare.

Desideri.
Non molti, ma di un peso specifico incredibile. E che in sere come questa, in cui la solitudine, che altrimenti adoro, inizia a pesare, premono sul petto e aumentano le extrasistole che ritmano le mie giornate da un po’.