A che step eravamo? Beh, ricominciamo!

Gli step precedenti (gli esami, i controlli…) servivano per arrivare a questo punto. Ad oggi.

Ieri mattina mi sono assentata dal lavoro e sono andata di nuovo all’ospedale. La dottoressa mi ha accolto questa volta con un bel sorriso, anche se con più di un’ora di ritardo.

Avevo chiamato il giorno precedente per avvertire dell’inizio del ciclo e mi avevano immediatamente fissato l’appuntamento per il giorno seguente. La dottoressa mi ha fatto preparare per l’ecografia: una delle trombe era un po’ gonfia, ma mi ha confermato che era tutto a posto.

Mi ha chiesto se preferivo provare a seguire il mio ciclo naturale o usare invece uno stimolatore follicolare, per aumentare le probabilità di gravidanza. Ha detto che con lo stimolatore sarebbero anche cresciute le possibilità di un parto gemellare. Io e Sara ci siamo guardate, eravamo davvero incerte, ma alla fine abbiamo optato per la stimolazione.

Mi ha anche proposto di partecipare ad uno studio: terranno sotto controllo il mio cervello per rilevare possibili variazioni prima e durante la eventuale gravidanza.

Dopodichè l’infermiera mi ha spiegato come usare la penna che utilizzerò per le iniezioni quotidiane (del tutto simile a quella che la mia collega Federica usa per le sue iniezioni di insulina) e mi hanno fornito la ricetta per le fiale. Sono poi tornata al lavoro e a fine turno sono andata a fare la spesa e finalmente in farmacia per ordinare il prodotto che avrebbero consegnato questa mattina, il tutto mentre Sara era allo studio.

Sono quasi le 22.30…Ho deciso di fare la mia prima iniezione alle 23.00. Ho già letto e riletto il libretto delle istruzioni almeno 3 volte e sono un pochino agitata… Sara questa sera è tornata tardi dallo studio e mi ha trovato qui, davanti al computer…non abbiamo neanche ancora cenato. Mi sento cuore e pensieri sospesi. Sta per iniziare un altro capitolo di questa storia, un capitolo che comincia con le due protagoniste che, con incertezza e mal celata ansia, si tengono ancora una volta per mano, e con l’altra sorreggono una strana penna verde.

Annunci

Tragici strascichi del 2017

Una notte di Capodanno tranquilla: giornata passata assieme ai fornelli, esperimenti culinari vegani ottimamente riusciti, un’amica a cena, il brindisi e a letto presto dato che la sveglia per me suonava alle 7.

Una giornata passata mollemente, al lavoro, tra i miei soliti compiti.

Poi a casa, di nuovo insieme a Sara e, di colpo, il fulmine a ciel sereno…Alessia è scomparsa…tutto si è accelerato: il rincorrersi di messaggi tra amici, la ricerca di aggiornamenti, scoprire a grandi linee quanto è accaduto la notte di Capodanno, giusto prima che iniziasse il 2018 e non riuscire a capacitarsene.

Le ore che passano, le speranze che si fanno flebili, il cuore, che in fondo in fondo non riesce ad arrendersi all’evidenza, le ricerche che continuano senza esito. Un altro giorno che si chiude con Sara che si sente male (i due zii morti tragicamente in un paio di mesi e ora questo…troppo, tutto assieme). Io che non riesco a dormire, inferocita contro i morbosi avvoltoi che dopo che la notizia ha fatto il giro delle testate locali e nazionali si lanciano in congetture senza sapere, senza conoscere, riempiendo il suo profilo Facebook disgraziatamente aperto di commenti idioti, vili, beceri, sgrammaticati, fintamente vicini, dandomi una profonda e rabbiosa nausea.

Il 3, il compleanno di Sara, 33 anni.

Io di nuovo in ufficio e poco prima dell’una la notizia: forse un corpo è stato rinvenuto nelle acque fredde lungo la Riviera ligure. E poi la conferma: sei tu, Alessia.

Il desiderio di essere a casa con mia moglie, di tenerla fra le braccia e invece dover attendere le 5…accompagnarla poi a far stampare una foto di quella “molto più di una sorella” che tempo prima l’aveva allontanata e che aveva deciso di togliersi la vita, e vederla poi combattere contro il dolore che questo le stava causando.

La necessità di ricordarle che, in ogni caso era il suo compleanno. Attenermi ai piani, farmi bella per lei, truccarmi persino e portarla in un ristorante decisamente al di sopra delle nostre possibilità, per cui avevo risparmiato.

Vederla mangiare di gusto e sorridere di cuore: il regalo ha finito per farlo lei a me.

Che il desiderio che hai espresso, proprio ieri per il tuo compleanno, diventi realtà, amore mio. Questo ti auguro, per il nostro già così faticoso 2018.

Non è finita.

La mia lotta contro la bulimia non è finita. Mi ero illusa, me ne ero quasi convinta, ma no, niente da fare.

Ultimo giorno dell’anno, e tra il bene e il male che è successo, tra i progetti iniziati, le notizie tristi, i rapporti rinsaldati e quelli interrotti, lo stress che mi porterò nel 2018 e il relax della mia vita casalinga, in questi giorni di bagordi culinari penso a te, mia ingombrante nemica che, un po’ come la depressione, cammini di soppiatto e in silenzio al mio fianco, pronta a farmi un nuovo agguato appena la mia guardia si abbassa.

Chissà se nel 2018 riuscirò a liberarmi di te. Ne ho grande fiducia.

Poche ore alla fine del weekend

Susurro

Un week-end tra amiche ritrovate che adoro e spesso mi mancano, scoprendo posti sconosciuti -spazi espositivi, musica dal vivo, un bar vegano (il Quinoa, consigliatissimo!) nel mio quartiere preferito…- e ancora qualche momento solo io e il mio amore, accoccolate sul divano.

Una sensazione strana mi preme il petto, un senso d’ansia rischia di rovinare tutta la gioia provata. Forse è solo il pensiero che il fine settimana è già praticamente finito e un’altra settimana di lavoro mi aspetta…chissà.

Cerco di controllare il respiro e guardo Sara.

Tutto si sistemerá.

Depressione

Se senti il mondo crollarti addosso,

Se senti quel peso dentro spingerti sempre più giù,

Se credi che nessuno potrà capirlo e nessuno vorrà ascoltare…

Sappi che io ci sono: scrivimi. Non ho facili soluzioni, ma orecchie e occhi da dedicarti. Sono passata dove ti trovi ora, e vivo attraverso questa lotta senza fine.

Se leggi qui, sappi che ci sono.

Quando nulla va come sperato…

…è tempo di rimboccarsi le maniche e stringersi più forte che mai.

Fine ottobre: un inaspettato viaggio di lavoro corrisponderà al mio ciclo, quindi niente stimolazione ovarica.

Dicembre? Viaggio annuale in Italia, per vedere la famiglia: di nuovo niente da fare.

Intanto il lavoro di Sara va estremamente a rilento…le entrate sono quasi inesistenti, e c’è bisogno di un colpo di coda: stiamo pensando a come poter promuovere il suo lavoro, ma tutto richiede soldi, tempo e infinita pazienza (di cui, al solito, sono deficitaria).

Si sta cercando un secondo lavoro al mattino -idealmente fare le pulizie-, in modo da affiancare una entrata fissa al mio risicato stipendio che fino ad ora ha mantenuto entrambe.

La situazione è instabile, ma premiamo perché evolva. Siamo determinate, unite e il momento per allargare la nostra famiglia è o ora o mai più.

Per nessuno al mondo cercare una gravidanza è qualcosa di irrinunciabile: di fatto, la necessità che abbiamo di ricorrere ad un aiuto medico, ci ha fatto posticipare questo momento di molto, quando d’altra parte, con tutta probabilità, una coppia eterosessuale avrebbe già accolto un bimbo, più o meno cercato.

Potremmo semplicemente dire che non è destino, è vero.

Ho pianto, a lungo.

Alla fine ho capito però che per noi nulla sarà mai semplice, nulla filerà mai liscio alla prima, ma che siamo combattenti, che sapremo fare del nostro meglio e che ne verremo sempre fuori a testa alta e mano nella mano.

Io-e-te-mano-nella-mano

Chi desidera aiutarci, può farlo aderendo con un piccolo contributo alla raccolta fondi che trovate nella colonna qui a destra: goccia a goccia, formeremo il mare!