Passano? Non passano.

14 giorni. 14 giorni che non sembrano passare mai.

Domani sarà trascorsa la prima settimana.
Mi ero riproposta di pensare ad altro, di non stare come una fava qui a guardare i minuti e le ore che trascorrono, ma niente, non ce la sto proprio facendo.

Prendo diligentemente le vitamine, assumo il progesterone (accompagnato da nausea, vertigini, dolori, tutto per dare quel brio in più) e aspetto. Aspetto e divento impaziente.

Qui, in attesa del verdetto.

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Ieri 37enne, oggi il vero regalo

Ieri ho festeggiato i miei primi 37 anni.
Non smetto di dirlo: sono davvero felice della mia età, della mia consapevolezza, dei miei difetti che ora conosco a menadito (e provo ancora a limare) e anche di ciò che di me non cambierei.

Tanti abbracci, tanti messaggi da persone eccezionali, tanto affetto che mi ha investito come un’onda calda e potente.

Poi alla sera a cena fuori con Sara, sperimentare un nuovo ristorante vegetariano/vegano vicino a casa, mangiare troppo e subirne le conseguenze immediate.

E poi oggi, a mezzogiorno di nuovo in Ospedale, con Sara arrivata appena in tempo, dato che il traffico aveva bloccato l’autobus su cui viaggiava.
La dottoressa che mi fa sdraiare e da lì tutto dura davvero poco. Sara mi raggiunge mentre rimango sdraiata, ci teniamo per mano per un po’ e poi, altre medicine da prendere nei prossimi giorni e via, fuori, al sole, proprio di fronte al mare.
Saltare l’autobus, tornare al lavoro e riprendere la giornata come se nulla fosse.

Ed è stato un regalo. E lo sarà a prescindere dal risultato. Perchè dopo il 2008 pensavo che non avrei più voluto o potuto pensare ad un figlio. Invece eccomi qui ad attendere, con tranquillità, di vedere cosa accadrà fra un paio di settimane.
il-mre-di-barcellona

Sempre più vicine

Così vicine che la tensione inizia a farsi sentire.

Mercoledì e venerdì sono tornata in Ospedale.
Ogni sera dallo scorso sabato ho fatto le iniezioni come prescrittomi dalla dottoressa che, durante le due visite di controllo, con una ecografia ha verificato che tutto procedesse come sperato.

Tuba sinistra, quella buona. Ok, ottima notizia.
E ora?

Altre iniezioni, 2 altri prodotti che ho ordinato e acquistato in farmacia da utilizzare domenica e lunedì notte.
E mercoledì a mezzogiorno sarò di nuovo in Ospedale per il nostro primo tentativo.

Provo a non pensarci troppo perchè tutto diventerebbe più strano di quanto non lo sia già, ma ormai siamo davvero a un passo…

Mandateci tutti i vostri pensieri positivi perchè mercoledì la nostra vita potrebbe cambiare.

malva-rosa

A che step eravamo? Beh, ricominciamo!

Gli step precedenti (gli esami, i controlli…) servivano per arrivare a questo punto. Ad oggi.

Ieri mattina mi sono assentata dal lavoro e sono andata di nuovo all’ospedale. La dottoressa mi ha accolto questa volta con un bel sorriso, anche se con più di un’ora di ritardo.

Avevo chiamato il giorno precedente per avvertire dell’inizio del ciclo e mi avevano immediatamente fissato l’appuntamento per il giorno seguente. La dottoressa mi ha fatto preparare per l’ecografia: una delle trombe era un po’ gonfia, ma mi ha confermato che era tutto a posto.

Mi ha chiesto se preferivo provare a seguire il mio ciclo naturale o usare invece uno stimolatore follicolare, per aumentare le probabilità di gravidanza. Ha detto che con lo stimolatore sarebbero anche cresciute le possibilità di un parto gemellare. Io e Sara ci siamo guardate, eravamo davvero incerte, ma alla fine abbiamo optato per la stimolazione.

Mi ha anche proposto di partecipare ad uno studio: terranno sotto controllo il mio cervello per rilevare possibili variazioni prima e durante la eventuale gravidanza.

Dopodichè l’infermiera mi ha spiegato come usare la penna che utilizzerò per le iniezioni quotidiane (del tutto simile a quella che la mia collega Federica usa per le sue iniezioni di insulina) e mi hanno fornito la ricetta per le fiale. Sono poi tornata al lavoro e a fine turno sono andata a fare la spesa e finalmente in farmacia per ordinare il prodotto che avrebbero consegnato questa mattina, il tutto mentre Sara era allo studio.

Sono quasi le 22.30…Ho deciso di fare la mia prima iniezione alle 23.00. Ho già letto e riletto il libretto delle istruzioni almeno 3 volte e sono un pochino agitata… Sara questa sera è tornata tardi dallo studio e mi ha trovato qui, davanti al computer…non abbiamo neanche ancora cenato. Mi sento cuore e pensieri sospesi. Sta per iniziare un altro capitolo di questa storia, un capitolo che comincia con le due protagoniste che, con incertezza e mal celata ansia, si tengono ancora una volta per mano, e con l’altra sorreggono una strana penna verde.

Tragici strascichi del 2017

Una notte di Capodanno tranquilla: giornata passata assieme ai fornelli, esperimenti culinari vegani ottimamente riusciti, un’amica a cena, il brindisi e a letto presto dato che la sveglia per me suonava alle 7.

Una giornata passata mollemente, al lavoro, tra i miei soliti compiti.

Poi a casa, di nuovo insieme a Sara e, di colpo, il fulmine a ciel sereno…Alessia è scomparsa…tutto si è accelerato: il rincorrersi di messaggi tra amici, la ricerca di aggiornamenti, scoprire a grandi linee quanto è accaduto la notte di Capodanno, giusto prima che iniziasse il 2018 e non riuscire a capacitarsene.

Le ore che passano, le speranze che si fanno flebili, il cuore, che in fondo in fondo non riesce ad arrendersi all’evidenza, le ricerche che continuano senza esito. Un altro giorno che si chiude con Sara che si sente male (i due zii morti tragicamente in un paio di mesi e ora questo…troppo, tutto assieme). Io che non riesco a dormire, inferocita contro i morbosi avvoltoi che dopo che la notizia ha fatto il giro delle testate locali e nazionali si lanciano in congetture senza sapere, senza conoscere, riempiendo il suo profilo Facebook disgraziatamente aperto di commenti idioti, vili, beceri, sgrammaticati, fintamente vicini, dandomi una profonda e rabbiosa nausea.

Il 3, il compleanno di Sara, 33 anni.

Io di nuovo in ufficio e poco prima dell’una la notizia: forse un corpo è stato rinvenuto nelle acque fredde lungo la Riviera ligure. E poi la conferma: sei tu, Alessia.

Il desiderio di essere a casa con mia moglie, di tenerla fra le braccia e invece dover attendere le 5…accompagnarla poi a far stampare una foto di quella “molto più di una sorella” che tempo prima l’aveva allontanata e che aveva deciso di togliersi la vita, e vederla poi combattere contro il dolore che questo le stava causando.

La necessità di ricordarle che, in ogni caso era il suo compleanno. Attenermi ai piani, farmi bella per lei, truccarmi persino e portarla in un ristorante decisamente al di sopra delle nostre possibilità, per cui avevo risparmiato.

Vederla mangiare di gusto e sorridere di cuore: il regalo ha finito per farlo lei a me.

Che il desiderio che hai espresso, proprio ieri per il tuo compleanno, diventi realtà, amore mio. Questo ti auguro, per il nostro già così faticoso 2018.