Non sono mio fratello.

E’ questo il mio problema in realtà.
Non sono lui.
Non ho mai chiamato più volte al giorno mia madre solo per farle conoscere i miei spostamenti, non ho avuto l’accortezza (nè la furbizia, come più volte lui mi ha fatto notare) di fare tutto ciò che ci si aspettava da me. Non sono capace di “prepararli” come saggiamente ha fatto lui ad accettare il proprio compagno dopo “soli” 10 anni di relazione.

Io sono quella scorretta, quella a cui “non frega mai niente della famiglia”, quella che si dimentica di chiamare, quella che sceglie sempre la persona sbagliata (che importa sia lei ad essere sempre e solo stata tradita e lasciata), quella che ha buttato via un lavoro stabile solo per seguire un sogno che ora si è infranto, quella che porta a casa gli sconosciuti, quella isterica e che ha causato mille e mille problemi.

Che importa che io abbia cercato di scrivere loro più volte lettere cariche proprio di tutto quel rispetto che ho per loro solo per spiegare cosa penso, cosa sento, cosa provo, che le abbia rilette fino a farmi sanguinare gli occhi per cercare di eliminare ogni parola che potesse urtare la loro sensibilità, se tanto non ci sono evidentemente mai riuscita (visto che oggi mi è stato rinfacciato anche questo dolore che avrei così egoisticamente provocato con le mie righe)
Che importa che io sia esausta di non essere abbastanza, mai abbastanza…
Che importa che sia a pezzi perchè l’unico lavoro che ho amato e amerò nella mia vita non posso più farlo…
Che importa se mi sento una fallita…

Ho dovuto confermare la presenza al matrimonio, anche se ho mille coltelli piantati nel cuore perchè “L’unica volta che ti ho chiesto qualcosa, tu ti tiri indietro”. Già…l’unica volta che mi è stato chiesto qualcosa…Perchè non sono ogni singolo giorno qui, in silenzio, ad accettare le loro regole non scritte, no…

Non capiranno mai quanto la mia psiche stia di nuovo rischiando di andare in pezzi. Devo solo “smetterla con gli isterismi”.
Mai metteranno in dubbio che sia o meno responsabilità loro almeno questa volta, in fondo si tratta sempre di me, quella estremamente poco obiettiva e ingrata, dato tutto quello che mi hanno sempre dato, permesso e dimostrato, è ovvio che sia io a drammatizzare, come sempre…

(e quanto, quanto si arrabbierebbe e rimarrebbe delusa e addolorata mia madre nel leggere queste parole che, in realtà, sono molto più rivolte a mio padre che a lei -anche se le parole virgolettate sono tutte sue, ma solo perchè mio padre non parla affatto, almeno con me, se non per comunicazioni di servizio domestiche-)

Hanno ragione, sono solo una stronza. Una stronza ingrata.
(E sì, tutte le parole di rispetto e amore e la mia scelta di non fuggire espresse nei post passati erano solo vaneggiamenti, evidentemente)

Sono sempre in torto.
E non sono te, C., questo è la mia mancanza più grande.

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8 pensieri su “Non sono mio fratello.

  1. Sinceramente, non vedo l’utilità di “giocarsi bene” i genitori. Per cosa? Per farsi “accettare”? Non dovrebbe nemmeno esistere la questione del farsi accettare, in famiglia.
    Ho letto il link che mi hai passato l’altra sera; mi ha fatto molto riflettere e ha rafforzato la mia intenzione di andarmene, un giorno, se veramente mi vedrò annullata come persona dalla mia famiglia.
    Purtroppo ho notato che nella maggior parte dei casi i genitori non si mettono minimamente in discussione, di conseguenza negano a se stessi di avere responsabilità nei confronti del malessere che provano i figli (di qualsiasi tipo esso sia).

    • Vero, la questione dell'”accetazione”(che parolaccia) non dovrebbe esistere in un mondo ideale.
      Trovo però anche che il limite fra ciò che è lecito tollerare e ciò che invece supera il limite sia tanto marcata quanto labile.
      Nel mio caso, ad esempio, so che molto probabilmente non arriverò mai dove desidererei, ma anche che ho ancora fiducia nei miei genitori, nella loro intelligenza e nel loro amore nei miei confronti. Niente mi allontanerà dal mio destino, da Sara, dal nostro futuro. Alcuni giorni mi incazzo, mi deprimo, mi sento persa perchè il mio modo di vedere la vita si è così allontanato dal loro dal diventare quasi inconciliabile, per certi versi. Altri giorni invece riesco a riconoscere che, nonostante le nostre differenze, nonostante le liti, le incomprensioni, nonostante il dolore che comunque le nostre differenze mi provocano, dentro di loro c’è ancora e prima di tutto il desiderio di vedermi felice. E i genitori sbagliano, ingarbugliando sè stessi e anche la psiche dei loro figli, ma…ecco…semplicemente con loro non ho ancora perso la speranza.

      Il punto del link era proprio quello che sottolinei: il sovvertire i ruoli che per troppo tempo ci hanno appiccicato addosso, il volersi riprendere la vita e negare quel “rispetta il padre e la madre” se altrettanto rispetto non ci viene dato è legittimo e giusto. Allontanarsi in alcuni casi può rivelarsi l’unico modo per ritrovare l’equilibrio dentro di sè. Era per questo che te l’ho mostrato. Quando ci viene fatto del male bisogna agire senza nessun senso di colpa: se il genitore non adempie al suo ruolo, se non assicura il bene dei suoi figli, beh, allora noi, in quanto figli, abbiamo il diritto,anzi il dovere verso noi stessi di allontanarci e riprenderci la nostra felicità.

      Ti auguro di trovarti nelle condizioni per fare questo passo al più presto.

      • E io spero col cuore che tu non la perda questa speranza nei loro confronti! E so anche che saprai metterti al primo posto e penserai a te, se alla fine capirai di doverti allontanare in maniera più marcata dai tuoi genitori.
        Io questa speranza l’ho già persa in partenza, mi farebbe tanto piacere se mi facessero ricredere ma non penso succederà. Sai, ci provo a mettermi nei loro panni, a tentare di vedere dalla loro prospettiva ma dura poco, finisco sempre col dirmi che sono una persona e se mi viene negata la possibilità di amare un’altra persona, non vale la pena farsi del male gratuitamente, restando qui. Ora la situazione è quella che è, e come te, sono rinchiusa dentro mura che non sento mie ma vedrò di farmi coraggio e cambiare le cose, per quanto possibile. So perfettamente che la vita fuori dal contesto familiare sarà uguale, se non peggiore, perché se la situazione culturale in questo paese non cambierà sarò oggetto di scherno e chiacchiere e tutto il resto ma fa molto più male venire rinnegati dal proprio sangue che non da persone esterne.
        Ad ogni modo ti ringrazio molto e ti lascio con l’augurio di una buona settimana 🙂

  2. Non pensare che sarà uguale o peggiore, fuori da casa: intendo, di stronzi il mondo è purtroppo pieno, ma di stronzi che hanno l’ignoranza di esserlo davanti a te molti meno (certa gente non ha neanche le palle di essere coerente con sè stessa: per lo più preferiscono parlare alle spalle o scrivere su social network…che pena.). E da parte tua, avrai modo di crearti la Tua famiglia, che può includere una partner o meno, ma che senz’altro comprenderà tante persone che amano ogni molecale di te e che avrai al tuo fianco nella tua quotidianità. La famiglia che ci scegliamo: gli amici.
    Grazie per essere ancora passata di qui, mi fa piacere poter leggere le tue parole 🙂
    Auguro anche a te una splendida settimana!

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