1 passo avanti 100.000 indietro.

Mia madre questa mattina ha tenuto a farmi sapere che dovevo solo accettare, come già le avevo anticipato giorni fa (ma alla cui notizia, in quel momento non aveva prestato evidentemente sufficiente attenzione), l’unico lavoro certo che è comparso all’orizzonte, ovvero la gestione di un Ostello affidato a Sara per i mesi di luglio e agosto in un paesino qui vicino, per far naufragare il suo matrimonio.

E il tutto sapete per che motivo? Perchè proprio quel posto è frequentato dai loro amici, nella stagione estiva, i loro amici cattolici. I loro amici della chiesa. I loro amici che dopo il Capodanno del 2012 hanno pensato bene di evitare di farsi una bella paccata di cazzi loro e mi hanno reso la vita un inferno per settimane.

Ha pianto, mi ha detto che sta notte non ha dormito per scegliere le parole giuste con cui parlarmi (devo dire che la scelta è stata davvero accurata……), mi ha detto che non capisco, che la sto mettendo in una situazione atroce, che, che che…
Alla fine, vedendomi allo stremo delle forze mi ha detto: “Non posso vederti così, fai quello che vuoi. ”
Come se, dopo avermi detto una frase del genere, potessi dimenticarla, potessi semplicemente ignorarla.

Senza di me Sara non potrà accettare il lavoro, perchè non può permettersi di assumere nessuno.
Senza di me non potrà guadagnare quei soldi che ci sono fondamentali per pensare a poter fare qualcosa per noi, passata l’estate.
Senza di me si affossa l’unica fonte sicura di reddito all’orizzonte, da mesi a questa parte.

Io ho inanellato una quantità notevole di crisi isteriche, chiusa in bagno, con i palmi delle mani viola a forza di sbatterli contro il muro per evitare di veder la mia rabbia sfogarsi in altri modi maggiormente autodistruttivi.
Poi mi sono calmata.
Ho scritto a mio fratello e alle persone che mi sono più care cercando un aiuto, conforto. Che è arrivato, dai miei amici, dal mio amore.
Mio fratello invece ha pensato bene di iniziare a elencarmi tutte le mie mancanze e tutte le cose che nella mia vita mi hanno portato ad essere nel casino in cui sono ora, dal suo punto di vista. A quanto fosse evidente che non abbia mai ragionato sulle mie scelte, alla mia incapacità di programmare alcunchè a medio o lungo termine, al mio mostrare alla mia famiglia che sono sempre una bambina in fondo problematica e che non sono mai cresciuta davvero. Mi ha detto di ammettere le mie mancanze. Mi ha detto di non fare la vittima, quando stremata da tutte quelle parole tutt’altro che di conforto non reagivo come per lui avrei dovuto. Poi mi ha detto che non ho dimostrato di fare abbastanza per emanciparmi dalla situazione attuale. Che lui quando non aveva un lavoro ha lavato piatti, distribuito volantini (come se io non avessi mai fatto nulla, o non mi fossi mai trovata a non aver letteralmente da mangiare perchè ero senza soldi nonostante le nottate a fare la cameriera, per non dipendere dai miei, o come se ora non mi sia proposta per qualsiasi, QUALSIASI lavoro possibile).
Mi ha detto che se ho fatto delle scelte mature devo seguirle e se vorrà dire litigare con i miei litigherò.
Già, come se non ci fossi già passata. E soprattutto come se nella mia scelta di vita potessi semplicemente ignorare mia madre che mi piange davanti e quelle fatidiche parole.
“Se vuoi far finire il mio matrimonio…”
Poi mi ha detto che è dalla mia parte e che mi vuole bene.
E meno male che lo so, altrimenti avrei aperto la finestra della mansarda e avrei considerato il da farsi, per come mi sentivo in quel momento.

Mi sono pentita di avergli scritto.
Dopo la sua chiamata stavo un centinaio di volte peggio di prima (e già non ero propriamente un fiore).

Poi Sara è passata col motorino a prendermi e (l’ironia del caso e le diversità di prospettiva…) sono andata a pranzo da sua nonna, che da tempo desiderava avermi a mangiare da lei e con cui abbiamo passato un paio di ore divertenti e piacevoli.
Io ho cercato di ingoiare bene tutto il mio dolore, perchè non volevo mostrare il mio stato d’animo lì, davanti a quella piccola signora così contenta e ai suoi “mangia ancora un po’”, da tipica nonna (siciliana).

Ora sono qui, chiusa in mansarda.
Non so cosa fare.
Non so cosa pensare.
Sono senza fiato.
Talmente esausta che ora come ora non provo neanche più dolore.
Una anestesia generale da cui sono sfuggite solo le dita.

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l’ABC esistenziale di una mamma emotivamente dislessica.

“(…)Vorrei che i miei bambini sapessero che per quanto la vita possa essere ruvida c’è sempre uno spazio morbido dove le cose vanno lisce e soprattutto dove ci si può ritrovare, nonostante tutto.”
E anche io, come lei sorrido ai cani. Sempre.

Adorabile, come sempre…

prima o poi l'amore arriva. E t'incula.

A come abbastanza. Senza il valore dell’abbastanza siamo anime col buco, impossibili da riempire. Senza l’abbastanza non si riconosce la sazietà, la pienezza e nemmeno la bellezza.

B come bacio. Senza scherzi, baciarsi come si deve è in assoluto il mio passatempo preferito.

C come calabrone. Quella cosa che il calabrone abbia un corpo totalmente inadatto al volo, ma non lo sa, e allora vola lo stesso è una bufala colossale. Il calabrone ha il culone e le ali piccolette, è totalmente consapevole del suo culone ma ha capito che se le ali piccolette le agita come si deve fotte pure la farfalla.

D come Don Chisciotte. Perché tutti hanno diritto a combattere contro i propri mulini a vento, soprattutto con un amico sovrappeso accanto.

E congiunzione. Come io e te, come amicizia. Donne e uomini hanno modelli di amicizia diversi. Gli uomini si raccontano quello che hanno fatto insieme…

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Dimmi quanto mi costi e ti dirò quanto (e se) lavorerai.

Porti di persona il tuo Curriculum per fare la commessa in un negozio che vende articoli per animali nella grande distribuzione a Lucca. E già non sarebbe propriamente per te, che vorresti occuparti di riabilitazione, ma desideri lavorare con tutto il cuore e sei una persona volenterosa.

Ti rispondono picche.

E ieri trovi il loro annuncio appena pubblicato di ricerca di personale nello stesso punto vendita in stage a 600 euro al mese con età inferiore ai 28 anni.
Come sentirse prese sonoramente per i fondelli…

Mi possono girare un po’ i coglioni?
Beh, che possano o meno, girano, eccome.

La mia mamma…

…è tornata su, in mansarda da me, per parlare, per consolarmi, per ascoltarmi, per dirmi di cercare di prendere tutto quello che sta succedendo con più leggerezza, perchè non c’è altro modo per ora, che capisce quello che sto passando e che le cose prima o poi andranno come desidero…

Mi ha abbracciato e un po’ del male che ho in mezzo al petto si è sciolto.

Mi ha detto se so quanto bene mi vogliono. Le ho chiesto se sanno quanto bene voglio loro.

Per me rimane inevitabile provare disagio davanti ai silenzi di questa casa.
Ma ora cercherò di calmarmi.

E cercherò di prendere tutto questo con più leggerezza, come lei mi ha detto di fare…

Ogni tanto la mia vecchia compagna, la mia vecchia nemica, la depressione si riaffaccia e tutto dentro di me cospira per farla rifiorire. Ma questa volta non vincerà…Perchè:

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Non sono mio fratello.

E’ questo il mio problema in realtà.
Non sono lui.
Non ho mai chiamato più volte al giorno mia madre solo per farle conoscere i miei spostamenti, non ho avuto l’accortezza (nè la furbizia, come più volte lui mi ha fatto notare) di fare tutto ciò che ci si aspettava da me. Non sono capace di “prepararli” come saggiamente ha fatto lui ad accettare il proprio compagno dopo “soli” 10 anni di relazione.

Io sono quella scorretta, quella a cui “non frega mai niente della famiglia”, quella che si dimentica di chiamare, quella che sceglie sempre la persona sbagliata (che importa sia lei ad essere sempre e solo stata tradita e lasciata), quella che ha buttato via un lavoro stabile solo per seguire un sogno che ora si è infranto, quella che porta a casa gli sconosciuti, quella isterica e che ha causato mille e mille problemi.

Che importa che io abbia cercato di scrivere loro più volte lettere cariche proprio di tutto quel rispetto che ho per loro solo per spiegare cosa penso, cosa sento, cosa provo, che le abbia rilette fino a farmi sanguinare gli occhi per cercare di eliminare ogni parola che potesse urtare la loro sensibilità, se tanto non ci sono evidentemente mai riuscita (visto che oggi mi è stato rinfacciato anche questo dolore che avrei così egoisticamente provocato con le mie righe)
Che importa che io sia esausta di non essere abbastanza, mai abbastanza…
Che importa che sia a pezzi perchè l’unico lavoro che ho amato e amerò nella mia vita non posso più farlo…
Che importa se mi sento una fallita…

Ho dovuto confermare la presenza al matrimonio, anche se ho mille coltelli piantati nel cuore perchè “L’unica volta che ti ho chiesto qualcosa, tu ti tiri indietro”. Già…l’unica volta che mi è stato chiesto qualcosa…Perchè non sono ogni singolo giorno qui, in silenzio, ad accettare le loro regole non scritte, no…

Non capiranno mai quanto la mia psiche stia di nuovo rischiando di andare in pezzi. Devo solo “smetterla con gli isterismi”.
Mai metteranno in dubbio che sia o meno responsabilità loro almeno questa volta, in fondo si tratta sempre di me, quella estremamente poco obiettiva e ingrata, dato tutto quello che mi hanno sempre dato, permesso e dimostrato, è ovvio che sia io a drammatizzare, come sempre…

(e quanto, quanto si arrabbierebbe e rimarrebbe delusa e addolorata mia madre nel leggere queste parole che, in realtà, sono molto più rivolte a mio padre che a lei -anche se le parole virgolettate sono tutte sue, ma solo perchè mio padre non parla affatto, almeno con me, se non per comunicazioni di servizio domestiche-)

Hanno ragione, sono solo una stronza. Una stronza ingrata.
(E sì, tutte le parole di rispetto e amore e la mia scelta di non fuggire espresse nei post passati erano solo vaneggiamenti, evidentemente)

Sono sempre in torto.
E non sono te, C., questo è la mia mancanza più grande.

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Una risposta alle sentinelle in piedi

Giorni fa sono intervenuta in una conversazione a seguito di un articolo riguardo l’ennesima azione dimostrativa delle famigerate “Sentinelle in piedi” a Milano.
Perchè quando leggo abomini e si affrontano argomenti che mi toccano in prima persona star zitta non rientra nelle mie opzioni:

Queste persone sostengono di agire per “la tutela della famiglia naturale fondata sull’unione tra uomo e donna”.
E come ogni volta che discuto su queste faccendo chiedo (e non ho mai ricevuto una risposta che non comprendesse insulti o ricorso ad una divinità che rispetto, ma che non dovrebbe entrare nelle leggi di uno Stato laico): esattamente, in che modo io e mia moglie minacceremmo la famiglia eterosessuale? sono monogama, non mi incatenerò a nessun altare per impedire il matrimonio di nessuno dei vostri amatissimi figli super-etero. In che modo negare a persone felicemente insieme i loro insindacabili diritti civili tutelerebbe la famiglia costituita da uomo e donna? A meno che ancora crediate che l’omosessualità sia una malattia (come il caro Taormina) dalla quale ci si possa curare per far ulteriormente proliferare la “normo-famiglia”, nel qual caso però, più che consigliarvi una dieta a base di pane e intelligenza e un buon corso di aggiornamento, alzerei davvero le mani (ah, e non temete: anche se l’omosessualità è una variante NATURALE della sessualità, siete comunque una maggioranza che attacca una minoranza, e, se questa fosse la vostra preoccupazione, non temete: la vostra estinzione, in quanto etero, è ben lontana!)
Oppure: queste beneamate “Sentinelle in piedi” sostengono, bontà loro, di difendere la libertà di opinione…ok, fatemi capire, quindi vorreste continuare a poterci dire “Lesbica (come se lesbica fosse un insulto, peraltro)/bisessuale di merda” “Frocio” “Checca” e via dicendo al pari di quanto desiderereste continuare a poter dire “Negro del cazzo” o “Sporco ebreo”, giusto? O vorreste poterci spintonare attaccare, fisicamente/verbalmente/PSICOLOGICAMENTE a vostro piacimento, vero? No, certo, voi non siete nè omofobi, nè razzisti, nè tantomeno violenti…volete solo poter dire che le vostre famiglie sono sacre mentre la mia è di serie B.
Ma, ho una notizia flash per voi: una legge che disincentivi le violenze di ogni tipo sulle persone omosessuali non vi impedirà mai di esprimere un parere contrastante (anche se personalmente lo considero becero) sul concetto di famiglia.
(Chi poi dice che protestate perchè è ridicolo che si debba ricorrere ad una legge per difendere qualcosa che a buon senso si dovrebbe rispettare…prima di tutto…che frangia delle Sentinelle frequenta? No perchè io ho sentito ben altro…secondariamente: d’accordissimo. Peccato che facciamo parte di una minoranza, ancora troppo spesso vessata e che, come è capitato in passato per altri tipi di minoranze, in uno stato come l’Italia, usare il deterrente della pena a norma di legge contro la violenza -dove istruzione e intelligenza non possono più nulla- sia uno dei pochi modi per vederla scemare).
Se faceste la cortesia di smetterla di nascondervi dietro ad un dito, fareste un favore a tutti e per primi a voi stessi.

Se per ogni lacrima ricevessi un euro…

Martedì mattina: io e Sara andiamo a prendere a Malpensa la mia migliore amica e il suo fidanzato tornati da una vacanza a Creta, abbronzati, rilassati e pieni di splendidi aneddoti da raccontare (invidia…).

Trovandomi in zona passo a salutare la mia più cara amica dei tempi della mia prima Università, vicina al mio cuore ormai da quasi 15 anni che aspetta una splendida pupetta…

Tengo, tengo, tengo mentre sono con lei.
Appena ci lasciamo ingoio litri lacrime in cui si fondono la gioia per quella gravidanza tanto e da tanto cercata e l’amarezza del mio desiderio di maternità che da anni porto dentro, a cui ho dovuto già una volta rinunciare e che ormai diventa ogni mese che passa più complicato concretizzare.
Piango composta, senza farmi notare, e schiaccio dentro il mio personale dolore per evitare di esibirlo troppo.

 

Questa mattina: mio fratello, appena tornato da un vaggio di lavoro in Giappone (tutto spesato, nel super lusso -altro che il mio viaggio conta centesimi di qualche anno fa-) si ferma una notte qui con il suo compagno, prima di ripartire verso Lucca, per riprendersi il cane.
Mia madre piena di cure e mio padre maldestramente ospitale li riempioni di attenzioni.
Poi un piccolo reminder: “Ricordate, il *tal giorno* di luglio c’è il matrimonio di V. (una mia cugina)”.
I preparativi per la loro partenza proseguono, quasi ignorando quella frase.
Io sento un macigno piombarmi sulle viscere.
Finchè non avremo entrambe un lavoro, dei soldi, una casa nostra, non ho il diritto di rivendicare il posto che Sara ha e deve avere e voglio che abbia nella mia vita.

Io troverò una scusa e a quel matrimonio non ci andrò se sia mio fratello che il compagno saranno presenti.

Bloccata qui non per mia scelta a sentire l’umiliazione del mio fallimento professionale che si ripercuote come una mannaia sulla mia vita privata…è davvero troppo.
Che male che fa.
Lacrime a singhiozzo da tre ore.