Pesi.

Affrontare da sola appuntamenti psicologicamente provanti è ormai una consolidata abitudine.
Anche quando, talvolta, avrei piacere ci fosse qualcuno lì , proprio lì accanto, per potermi dire che andrà tutto bene, qualcuno che rivolgesse sguardi attenti alle mie mani che tento di rilassare, di non attorcigliare per l’ansia. Qualcuno che fosse lì, ad aspettarmi.

Ma comunque.

Carica delle responsabilità passate attenderò (im)paziente il giorno stabilito.

 
Poi un’altra fetta di quel “noi” su cui avevo investito tanto (troppo, tutto?) a ripiombarmi addosso, inevitabilmente.
Pranzare alle 3.
Vino rosso per ammorbidire gli spigoli.
E poi scatole riempite, tante scatole.
E documenti da scorrere. Tuffi indietro. 2008. Lacrime.
E abbracci. E “Promettimi che mi renderai partecipe di ogni tua gioia, che mi permetterei di starti accanto se avrai dei dolori”. Gli voglio un bene che ormai va al di là di tutto. Non credo potrebbe essere altrimenti.
La mia vita degli ultimi anni tra quelle mura e tutta intorno a quelle mura, ormai sempre più sfuocata.
E due piccole persone ora una di fronte all’altra, ora con lo sguardo un po’ smarrito, accomunate per 7 lunghi anni da un dono prezioso, di cui, evidentemente, non si è avuta sufficiente cura.
Era da quasi 10 anni che qualcuno non mi preparava un cd. Ogni canzone una dolce coltellata. La colonna sonora dei 130 km che separano ormai da troppo le nostre vite.

Scrivere gli Epiloghi è sempre doloroso.

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2 pensieri su “Pesi.

  1. scoprire che il “per sempre” aveva una scadenza è una cosa che fa male. Un po’ come comprare latte a lunga conservazione scoprirlo andato a male prima che sia a meta del cartone. Tradimento. E vorresti che ci fosse rumore. Vorresti sentire sbattere le porte, piatti che si sfasciano. Urla e insulti aiuterebbero.
    E invece senti un maledetto silenzio.
    Quando il cuore si spezza lo fa in fottuto maledetto silenzio.
    E nella tua follia arrivi a desiderare un suono che ti distragga dal dolore.
    Perchè se c’è rumore è interno.
    Un urlo che nessuno all’infuori di te può sentire.
    Un boato così forte che le orecchie rintronano e la testa fa male.
    Si dimena nel petto come un grande squalo bianco intrappolato nel mare; ruggisce come la mamma orsa a cui è stato rapito il cucciolo. Ecco cosa sembra e che rumore fa.
    È un’enorme bestia intrappolata che si agita, presa dal panico; e grida come un prigioniero davanti ai propri sentimenti.
    L’amore è così…nessuno ne è indenne.
    È selvaggio, infiammato come una ferita aperta esposta all’acqua salata del mare, però quando si spezza il cuore non fa rumore.
    Ti ritrovi a urlare dentro e nessuno ti sente.
    Ma sai una cosa dolce rivoluzionaria del sorriso?
    senza rendertene conto, stai iniziando una lenta ma inesorabile risalita. Stai accettendo la realtà delle cose. E ben presto scoprirai che il più grande amore è quello che deve ancora venire.
    Hold on

  2. Con lui non ho mai detto “per sempre”. Un po’ per scaramanzia(ma caspita, io non sono scaramantica…), un po’ perchè di “per sempre a termine” ne avevo già subiti.
    Condivido tanto di quanto hai scritto…E il dolore, beh. Il dolore si accetta, si metabolizza, si supera, o si decide di tenerlo stretto ancora un po’ perchè legato a doppio filo con tanti altri ricordi dolci, morbidi, meravigliosi.
    La risalita è già avvenuta, lentamente, con fatica. E nel frattempo altre persone mi hanno ferita. Ma ogni volta è più facile rimettersi in piedi.
    L’amore non lo cerco più, ma prova comunque a trovarmi dietro ad ogni angolo, anche quando mi nascondo. O forse è solo sesso, o forse è solo affetto. Talvolta lo faccio avvicinare, altre lo mando al diavolo.
    Perchè un po’ di amore, di quello vero, ho avuto il privilegio di accarezzarlo. E ora, beh, il resto pare superficiale, fine a sè stesso.
    Stare serenamente da sola. Ora è l’unica opzione possibile.

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