Attese

Io ed E., molto diverse e molto simili.

Il nostro modo di affrontare gli innamoramenti è identico.
Compulsivo, istintivo, ossessivo.
Mai una situazione semplice, o scevra di problematiche.

Vogliamo tutto, anche quando non c’è nulla.
Ci buttiamo a capofitto, anche quando il fondo è evidentemente basso.

E quando corri velocissimo in una direzione, fermarsi, anche davanti allo STOP più grande che si sia mai visto, diventa complicato.
Solo un gigantesco passo falso della persona che ci sta a cuore può restituirci la libertà.

Speriamo nell’insperabile, diamo fiducia quasi mai ripagata.

Detto così sa davvero di idiota. Sì, effettivamente forse lo è.
Da una parte però lo vedo come l’espressione della purezza del nostro sentire.

Dall’altra lo definisco come il residuo di quel mio Io un po’ malandato e malato bisognoso di altro, fuori da sè, per potersi definire.
E la fatica di affrontare il distacco anche da questa parte di me non riesco ancora ad affrontarla.

E quindi attese, attese, attese inutili, perchè non arriverà mai nulla.
E speranze, speranze mal riposte, speranze che torneranno al mittente.

D. non mi vuole, i segnali(o la mancanza di) sono stati ben più che chiari.
Quanto ci metterò ancora a metabolizzarlo?

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