40+5 e un altro dolore

Nessuno ci ha chiesto cosa desideravano.

Tutti hanno prenotato voli, scelto e cambiato date di arrivo e partenza senza sapere come noi avremmo voluto vivere questo momento così importante.

Volevano esserci tutti. E nessuno si è chiesto come saremmo state, se magari, come effettivamente era, desideravamo vivere questo momento in intimità per poi presentare il nipotino dopo la nascita, organizzandosi più avanti, per evitarmi stress inutili prima del parto.

La famiglia di Sara che non ha disponibilità economiche per andare in hotel sta dormendo sul divano e su un materasso gonfiabile in sala dal 15 e se ne andrà il 26.

I miei genitori che, dopo aver in una settimana più volte cambiato le date fino ad avvisarmi il 9 che invece di arrivare il 15, ultima data riferitami una settimana prima, anticipavano l’arrivo al 12, hanno prenotato un hotel, nonostante non fosse chiaramente la scelta ideale neanche per loro. Hanno ora cancellato un traghetto di ritorno previsto per il 23 (perdendo metà della somma versata) e si trovano a dover cambiare sistemazione, perché Noah è ancora dentro la mia pancia e la casa ancora occupata.

E mio fratello e suo marito arrivati il 13 e ripartiti il 16 mattina delusi.

Testimoni di tutto questo io e Sara che da almeno un mese cerchiamo di pensare a come porre rimedio all’avventatezza della sua famiglia che ha deciso di installarsi in casa nostra per 11 giorni senza farsi nessuna domanda su cosa questo avrebbe comportato per noi o per chiunque altro. Nonostante le ricerche, non trovando soluzioni per noi economicamente praticabili, ci troviamo assalite dai sensi di colpa perché i miei, che ci stanno mensilmente aiutando a poter stare in questo appartamento stanno continuando a sborsare soldi per poter avere lo stesso piacere che hanno gli altri nonni: essere qui alla nascita del piccolo.

-volutamente evito ulteriori dettagli che renderebbero la precedente narrazione ancora più surreale-

A chiosa poi di una situazione eufemisticamente per nulla stressante per una donna incinta al nono mese, oggi, con una delicatezza e un buon senso (oltre ad una conoscenza della sottoscritta) incredibili, mio fratello mi ha molto gentilmente fatto notare quanto a me e a mia moglie, secondo la sua brillante deduzione, in buona sostanza non freghi nulla del fatto che chi ci sta aiutando è costretto a stare in Hotel e quanto sia preoccupato per le spese che stanno sostenendo. Il tutto condito da neanche troppo velate allusioni al fatto che Sara non stia contribuendo alla nostra economia, a quanto la sua famiglia sia inopportuna, e altre gradevoli amenità.

Il tutto senza sapere un decimo delle MIE dinamiche familiari, della nostra situazione e di tanti problemi che non ho mai ritenuto dovessero arrivare alle sue orecchie, ma che abbiamo sempre affrontato da sole.

Ho risposto a tono. Gli ho detto di ritirare quanto detto su Sara, di non permettersi di fare insinuazioni.

Mi ha risposto piccato, dicendo che l’atteggiamento passivo aggressivo andava bene solo in adolescenza.

In un istante mi sono pentita di aver messo da parte, per una delle poche volte nella mia vita, il mio orgoglio e di aver accettato l’aiuto dei miei per la casa, ho sentito addosso tutto il senso di colpa che quelle accuse, benché infondate, di mio fratello (il non aver pensato a soluzioni, il non aver riflettuto alla situazione dei miei genitori, ecc…) portavano appresso e non ho smesso di piangere per ore. Senza poter evitare di ricordare quante altre volte nel recente passato mi era capitato di piangere giornate intere a causa di parole da lui pronunciate o scritte.

E poi, da dove arrivava questo discorso? I miei genitori si erano forse lamentati con lui? Perché non mi hanno detto nulla quando io già in più occasioni avevo dimostrato e detto loro quanto fossi dispiaciuta? La domanda “Sara viene pagata allo studio?” di mia madre del giorno prima aveva qualcosa a che fare con tutto questo? Non mi è dato sapere.

Tutto questo è accaduto mentre Sara aveva accompagnato la sua famiglia a visitare Barcellona e io mi trovavo, troppo affaticata, a casa da sola.

I miei genitori sono comparsi nel pomeriggio. Mi sono sentita quindi in dovere di ricompormi anche se ero letteralmente a pezzi.

Appena se ne sono andati le lacrime sono riaffiorate, a fiumi.

Quando Sara è tornata ha tentato in tutti i modi di tranquillizzarmi, di calmarmi.

So bene quanto questo mio sentire faccia male al bambino e, non riuscire a lasciare una volta ancora questi sentimenti parte per fargli solo sentire serenità, non fa che aumentare ulteriormente i miei sensi di colpa, già alle stelle.

Sono quasi le tre del mattino. Non riesco a dormire.

Mi era stato chiesto proprio da mio fratello, prima di partire, di pensare a stare bene e di pensare solo a me stessa in questi giorni. Sembra una barzelletta.

Noah continua a non voler nascere. E onestamente non me la sento di dargli torto.

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Siamo quasi a 40

Prima cerchi di venire al mondo troppo presto, ora sembri adorare il tuo monolocale.

Io continuerò a proteggerti, da qui, ma sappi che…preferirei tanto averti tra le braccia!!!

Un bello spavento

La gravidanza continua…

In quest’estate dalle temperature fino a ieri africane ho continuato ad andare al lavoro, patire il caldo e cercare un appartamento con Sara che si occupava delle visite, di me e delle faccende domestiche.

Poi, giusto prima della fine di luglio, ecco che finalmente arriva la nostra occasione: un appartamentino con due stanze e appena ristrutturato a Badalona, cittadina al confine nord di Barcellona, sempre sul mare. L’agenzia finalmente non ci chiedeva documenti che non potevamo fornire o ingressi al di sopra delle nostre possibilità e, dopo aver visitato la casa prima Sara e, nello stesso giorno, insieme, abbiamo deciso che lì Noah avrebbe iniziato la sua vita con noi.

E così, firma del contratto, stancante ricerca del mobilio e degli elettrodomestici, e, nel frattempo, cambio di ufficio (che si trova ancora più vicino alla nuova casa), le mansioni della mia nuova posizione e gli straordinari quasi quotidiani cercando di essere all’altezza (ci tengo a far capire quanto sia stata apprezzata questa promozione e dimostrare che la merito) e…proprio la mattina dei primi due giorni di permesso pagato da me richiesti per il trasloco…

Spengo la sveglia puntata alle 7:15 dopo l’ultima notte spesa nella vecchia stanza: la consegna dei mobili ci attendeva nella nuova casa e dovevamo portare la nostra piccola Ebony con noi.

Vado in bagno e inorridisco…l’acqua è diventata rossa…

Cerco di capire se quel sangue venga proprio da me, è tanto, mi si sporcano le mani…cammino in fretta in camera, chiamo Sara, terrorizzata, le dico che sto sanguinano e di chiamare un’ambulanza…

Lei si alza di corsa chiama e aspetta con me, che torno a sdraiarmi dopo aver parlato con il medico dall’altra parte del telefono.

L’ambulanza arriva in un lampo…Mi caricano e portano all’ospedale più vicino. Iniziano i monitoraggi. Il sanguinamento si è fermato ma sono iniziate le contrazioni: Noah vuole precorrere i tempi. Iniziano a bombardamenti di medicinali per bloccarle, prima per bocca, poi per via endovenosa, e per due volte ce la fanno. Rimango con una flebo attaccata al braccio e vengo portata in reparto. Controlli periodici, iniezioni per permettere di accelerare lo sviluppo dei polmoni del piccolo in caso di parto prematuro e lunghe attese.

48 ore tra queste mura e il piano di staccarmi la flebo al loro scadere per vedere le mie reazioni.

Ma niente da fare, nuove piccole perdite e di nuovo contrazioni in mattinata. Così altri monitoraggi e, nonostante si siano nuovamente calmate e l’utero si sia solo di poco modificato, la dottoressa ha optato per mantenermi attaccata alla flebo per il resto del fine settimana.

Intanto il mio povero amore deve star dietro a tutte le consegne che dovevamo ricevere in questi giorni e sta rendendo la casa accogliente per quando starò meglio, mentre la nostra cara amica Adriana mi aiuta nello sbrigare tutta la burocrazia che il trasferimento in un altro Comune comporta.

Gli ultimi avvenimenti mi hanno travolta: un mare in piena, affrontato con una piccola anche se solida zattera.

E più tento di svuotare la mente, più mi sembra impossibile poterlo fare…email, richieste di aggiornamenti, chiamate da fare e ricevere…dovrei solo stare tranquilla, ma è un momento tremendamente complicato…

Ho dormito meno di 12 ore in tre giorni…Sono stanca ma faccio comunque fatica a lasciarmi andare al sonno, un po’ per il disagio di essere qui, un po’ per i tanti controlli e cambi flebo che mi obbligano ad essere vigile ad orari impensabili.

Come sempre, passerà anche questa…

(nella foto parte del caos che Sara sta pian piano gestendo)

Ansie e paure

Ferie finite: una settimana non troppo fortunata a Madeira e uno stancante weekend a Madrid per il Pride.

Oggi sono alla 26esima settimana! Arriva sempre prima la pancia di me, inizio a sentirne il peso, la sciatica mi fa zoppicare, Noah si muove sempre come un pesciolino e ieri ho avuto una notizia non positiva: il test che ho fatto qualche giorno fa ha evidenziato che potrei avere il diabete gestazionale.

Così, il 23 di questo mese dovrò fare la curva glicemica per poter capire il da farsi e smentire o confermare la diagnosi.

Siamo ancora in alto mare con troppe cose: innanzitutto ancora non abbiamo una casa e tutto il resto viaggia di conseguenza…

Insomma…un mezzo disastro…

Ma ci siamo io, Sara e il nostro piccolo che cresce…Il resto si aggiusterà, in un modo o nell’altro…

…Habemus pisellinum!

Questo venerdì non mi sono sentita bene mentre ero al lavoro. Sono riuscita a tenere duro fino alla fine del mio turno, ma ho deciso poi di dirigermi direttamente al pronto soccorso per un controllo.

Fortunatamente nulla di troppo preoccupante e me la caverò con degli antibiotici.

Durante il controllo del tutto inatteso, la dottoressa ci ha chiesto se volevamo sapere il sesso o se preferivano aspettare l’ecografia di lunedì…Sono rimasta in dubbio per meno di un istante e poi ho chiesto di dircelo.

Con l’ecografo ci ha quindi mostrato prima una gambina, poi l’altra e infine quello che senz’altro non poteva che essere un piccolo pene!

Io che, molto onestamente, avevo sempre fantasticato su avere una bimba non credo di aver reagito con il giusto entusiasmo, e i sensi di colpa sono partiti immediatamente dopo la rivelazione, mentre Sara era al settimo cielo.

Dopo la notizia ho avuto poi il tempo di riflettere e razionalizzare, di archiviare mentalmente bambole, giochi e dinamiche a me familiari e sono ovviamente felicissima anche io, anche se forse non sono ancora riuscita a superare del tutto le mie paure…per qualche ragione mi sento un po’ meno all’altezza di crescere un bimbo che non una bimba…sarà senz’altro una sfida, ma non vedo l’ora di affrontarla insieme a Sara e insieme al nostro piccolo grande amore che da pochi giorni ha iniziato a farsi sentire mentre fa le sue acrobazie dentro la mia pancia.

Ho superato i 5 mesi, e vorrei già stringerti fra le braccia, Noah.

Metà

Ho da 3 giorni superato la metà del mio percorso…

4 mesi e mezzo.

Dopo l’esplosione iniziale, pancia e seno hanno finalmente rallentato…ormai mi sento abbastanza in forze e ancora non troppo ingombrante da poter impegnare le mie giornate con le attività di sempre e non sentirmi stremata.

Sto facendo il conto alla rovescia per la prossima ecografia: vogliamo sapere il sesso del bambino e ho affermato che se non fosse a favore di ecografo chiederò di poter rimanere lì e fare qualsiasi cosa utile perché si muova, non resisterò un giorno più del necessario all’oscuro…

Ho sentito nuovamente il suo cuoricino battere a ritmo di rumba una settimana fa e mi sono rasserenata…

Desidero sapere se tutto sta crescendo come dovrebbe, se sto facendo bene e iniziare a sentirla/o muovere…

Sara parla con la mia pancia ogni giorno…Siamo felici e nonostante ancora nulla si sia incastrato come vorremmo, siamo serene.

“¿Se quiere sentar?”

Un esemplare di Chiara-balena è spiaggiato e gli astanti devono averlo decisamente notato perché, immancabilmente, trovo qualcuno che mi chiede se voglia sedermi, con mia grande sorpresa, dal momento che ancora non credo di aver pienamente realizzato la questione.

E, tra l’altro, a volte non sono sicura se succeda più per la panza o per la faccia distrutta post-ufficio.

Domani saranno 15 settimane. Finalmente mi sono tornate un po’ di forze, di cui è meglio non approfittare troppo e la nausea mi martella solo quando ho necessità impellente e ancora non soddisfatta di cibo.

Mi sento un’inetta visto che al contrario di tutte le amiche in attesa non ho la minima idea di che sesso possa essere (non ho assolutamente nessuna sensazione speciale che me lo faccia intuire, per mia somma tristezza) e sono curiosa come una scimmia…ma l’attesa si protrarrà fino a giugno, quindi meglio non pensarci troppo.

Sara ha lanciato la bomba sui social e sono immeditamente piovuti graditissimo pensieri e congratulazioni da tante e tante persone.

Speriamo tutto proceda al meglio e che questa favetta (che ormai è più un bel limone) si stia trovando bene là dentro.

In diapositiva: io, Spongebob e la mia pancia di un paio di settimane fa…Ora si è fatta più ingombrante.